Home Colline del Fiora“Edgar Morin, l’umanista planetario”: incontro alla biblioteca di storia dell’arte

“Edgar Morin, l’umanista planetario”: incontro alla biblioteca di storia dell’arte

L'iniziativa è in programma sabato 25 luglio

di Redazione
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Montemerano (Grosseto). Non solo per la sua vita lunga un secolo – è nato a Parigi nel 1921 e ci ha lasciato il 29 maggio 2026 – Edgar Morin è stato un intellettuale che ha realmente vissuto al ritmo del mondo, e il suo pensiero e il suo metodo possono essere una bussola ancora oggi per decifrare il presente così confuso in cui viviamo.

Di lui parlerà sabato 25 luglio alle 18.30, all’Accademia del libro-Biblioteca comunale di storia dell’arte di Montemerano una persona che è stata suo amico e studioso, Sergio Manghi, docente di sociologia della comunicazione all’Università di Parma.

Edgar Morin è un uomo che per la sua multidisciplinarietà ricorda i grandi umanisti del passato: sociologo, storico, antropologo, filosofo, amante del cinema e dell’immaginario e anche grande giornalista; una vita vissuta attimo per attimo nel presente e capace di uno sguardo sul presente lucido e partecipe insieme, riassunto nella formula sociologia del presente, da lui stesso coniata.

Il suo vero cognome era Nahoum, quello di una famiglia ebrea di Salonicco emigrata in Francia, ma scelse di chiamarsi con il suo nome di battaglia durante la resistenza contro il nazismo. Aderì al Partito comunista durante la seconda guerra mondiale, ma fu presto espulso per le sue posizioni critiche verso lo stalinismo e l’ortodossia del partito. Sempre dentro il dibattito sociale e politico, ha attraversato tutte le grandi crisi del ‘900, trasformandosi anche in inviato per quotidiani come Le Monde: dalla Praga dei carrarmati sovietici alla caduta del Muro di Berlino, dall’America latina alla guerra dei Balcani negli anni ’90… Capì in anticipo che l’attuale sistema economico globale, dominato dal binomio di tecnologia e finanza, avrebbe concentrato la ricchezza nelle mani di pochi e messo sempre più in pericolo l’ambiente e l’ecosistema.

“La rivoluzione di Morin è il concetto di complessità: natura e cultura sono connesse e per decifrare il loro legame bisogna superare i singoli specialismi – dichiara Sergio Manghi -. Il suo formidabile lavoro di spola tra i frammentati saperi contemporanei, dalla fisica, alla biologia, alle neuroscienze e all’antropologia, alla ricerca delle loro intime risonanze, è infatti un lavoro sui fondamenti del nostro immaginario. Reso urgente dal sorgere, nella manciata di decenni del nuovo secolo, di una forma collettiva di vita radicalmente nuova: quella che Edgar Morin ha chiamato Comunità di destino terrestre”.

Davanti al crollo del mito del progresso come legge della storia e all’incognita del futuro, Morin non è un catastrofista, anzi. “Se vogliamo rigenerare la triade libertà-uguaglianza-fraternità – dichiara ancora Sergio Manghi, dobbiamo lavorare sulla terza parola, appunto la fraternità, è stato questo il suo ultimo messaggio”.

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