Grosseto. “In questi giorni di caldo intenso mi viene da pensare che non dovremmo fare con la nostra economia lo stesso errore fatto con l’ambiente: accorgerci troppo tardi dei problemi che, puntualmente, si trasformano in emergenze da gestire”.
Comincia così il commento di Simone Gobbi, segretario generale di Cisl Grosseto, allo sciopero regionale dell’industria promosso da Cgil, Cisl e Uil Toscana.
“Non è stata una mobilitazione contro qualcuno nello specifico, ma una forte richiesta di responsabilità: servono politiche industriali più solide, investimenti, sicurezza sul lavoro, innovazione, qualità dell’occupazione e una visione capace di non lasciare indietro territori e persone. Da tempo la Toscana è percepita come uno dei territori più attrattivi d’Italia per qualità della vita, cultura, turismo e capacità produttive. Eppure molti indicatori ci parlano di una crescita debole, produttività che fatica a decollare, salari sotto pressione, investimenti insufficienti e aree territoriali che rischiano di essere progressivamente marginalizzate – continua Gobbi -. Questa situazione è ancora più evidente nella Toscana meridionale e nella provincia di Grosseto. La Maremma esprime eccellenze importanti, ma continua a fare i conti con ritardi infrastrutturali, collegamenti insufficienti, redditi da lavoro e da pensione più bassi della media regionale, difficoltà di accesso ai servizi e fuga di giovani qualificati”.
“Dopo lo sciopero, però, non basta registrare il disagio – prosegue Gobbi -. Bisogna trasformarlo in proposta. Come Cisl Grosseto abbiamo più volte indicato la necessità di un Patto per la Maremma, capace di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, organizzazioni sindacali, imprese, università e mondo della ricerca. Le priorità sono chiare: lavoro di qualità, salari più forti attraverso la contrattazione, contrasto ai contratti pirata, investimenti nelle filiere strategiche, infrastrutture moderne, sanità territoriale, welfare e servizi pubblici capaci di sostenere famiglie, lavoratori, pensionati e aree interne. In questa direzione va anche la piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil per un nuovo Accordo Quadro interconfederale con il mondo delle imprese. Non è solo una discussione sulle regole della contrattazione, ma una proposta per costruire un modello di sviluppo nel quale salari, produttività, competitività e partecipazione dei lavoratori crescano insieme. La vicenda Venator/Sol.Tiox ci ha dimostrato che, quando un territorio si muove unito, è possibile costruire risposte importanti anche nelle crisi più difficili. Ma non possiamo affidarci ogni volta alla gestione dell’emergenza. Serve una politica industriale capace di prevenire le crisi, accompagnare le transizioni e dare prospettiva alle filiere produttive prima che i problemi diventino irreversibili”.
“Dopo lo sciopero, il punto è aprire una stagione nuova di responsabilità, partecipazione e concretezza – termina Gobbi -. Perché il lavoro non si difende solo quando una crisi esplode: si difende costruendo ogni giorno le condizioni perché quel lavoro sia stabile, sicuro, ben retribuito e capace di dare futuro alle nuove generazioni. La Maremma non chiede assistenza. Chiede di essere messa nelle condizioni di contribuire allo sviluppo della Toscana. Altrimenti continuerà a fare sempre più caldo anche nell’economia maremmana e nelle tasche dei suoi cittadini. Abbiamo chiesto al Governo una vera politica industriale nazionale, alle imprese maggiori investimenti sul territorio e alla Regione l’apertura di un tavolo permanente sull’industria e sulle filiere produttive”.

