Grosseto. Il sindacato Sicet della Cisl Grosseto interviene sul “Piano casa” appena varato dal Governo e rilancia la proposta di un patto sociale per trasformare una dichiarazione di intenti in risultati concreti.
“Sono anni che stavamo aspettando questo importante documento – spiega Sergio Camerota, segretario territoriale di Sicet Cisl Grosseto-, con il quale dovremo confrontarci ad ogni livello, per definire molte delle tematiche rappresentate che a nostro parere dovrebbero essere modificate per renderlo più snello e più idoneo sotto il profilo sociale. L’approvazione del ‘Piano casa’ da parte del Governo è un segnale importante, ma ora aspettiamo che questo annuncio si trasformi i in volontà di affrontare seriamente e strutturalmente il disagio abitativo nel nostro paese che oramai dura da molto tempo”.
La situazione che il sindacato si attende è di avvio di una fase di confronto serio con le parti sociali, non una mera consultazione formale, ma un tavolo permanente. Una cabina di regia che coinvolga tutte le parti attive quali Prefettura, Comuni, Erp, tribunali, organizzazioni sindacali e terzo settore con i quali lavorare in sinergia per istituire e soprattutto coordinare i tavoli fino al livello locale, per accompagnare l’attuazione del Piano, definendone in modo chiaro la destinazione delle risorse e allo stesso tempo monitorare i risultati e l’impatto che produce. Si auspica uno sforzo di tutti gli attori, per dare risposte concrete alle famiglie in difficoltà e ai giovani che oramai, causa le problematiche economiche, bollette e lavoro precario, non riescono ad accedere ad una abitazione dignitosa e sostenibile economicamente.
“Riteniamo che la casa non sia solo un bene economico – continua Camerota –, ma un diritto fondamentale, un elemento di stabilità sociale, un fattore decisivo per lavoro, famiglia ed integrazione. Purtroppo si deve constatare che tale diritto fatica ad affermarsi come diritto sociale, peraltro riconosciuto dal nostro ordinamento. Nel territorio grossetano il problema abitativo assume vari aspetti: turismo, dispersione territoriale, aumento dei costi, difficoltà di accesso agli affitti privati e all’accesso dell’edilizia residenziale pubblica popolare. Il costo degli affitti è cresciuto, molte famiglie non possono permettersi adeguati alloggi privati visto il costo elevato e allo stesso tempo diminuiscono sempre di più gli alloggi popolari. Ecco che allora il problema sociale casa si trasforma in un incubo per molti giovani che purtroppo avendo anche contratti precari, non potendo accedere a mutui, non riescono a comprare casa. Per quanto riguarda gli alloggi popolari, la domanda supera di gran lunga l’offerta; i tempi di attesa sono lunghi e riteniamo sia doveroso riqualificare gli alloggi”.
I dati
Nel comune di Grosseto, a fronte di circa 750 domande presentate nel 2024, in quasi 2 anni sono state consegnate circa 40/45 abitazioni. Lo stesso vale per il contributo affitto 2025, che, a fronte di circa 700 domande presentate, causa l’azzeramento del fondo di sostegno, ha visto recapitare alle famiglie una cifra massima di circa 850-900 euro di contributo a secondo dei casi. E tutto a carico del Comune di Grosseto. Ma quello che grava maggiormente sono i 180 appartamenti da ristrutturare nel comune di Grosseto e altri 70 in provincia che per i motivi suddetti sono inutilizzati. Per questo motivo, per il sindacato serve più edilizia sociale, recupero degli immobili, sostegno all’affitto, ridotto di circa 300 milioni a livello nazionale e di conseguenza a scalare sia a livello di Regione Toscana sia a livello territoriale.
“Riteniamo – conclude Camerota – che la nostra sfida per il futuro, da portare avanti tutti insieme sarà quella di cercare di garantire accesso ad abitazioni sostenibili, creando nuove abitazioni sociali e ristrutturando quelle esistenti, per poter dare certezza alle famiglie che ogni anno si recano nei nostri uffici per far domanda. Vogliamo iniziare un percorso di trattativa per rilanciare l’edilizia pubblica, il recupero degli immobili e garantire maggiori agevolazioni a chi affitta a canone concordato applicando gli accordi territoriali. Questa è la sfida che ci attende per dare risposte al cittadino e alle famiglie disagiate. Pur esprimendo riserve, soprattutto sul Ddl sulla tematica del rilascio degli immobili, siamo pronti a fare la nostra parte, anche riadattando in senso sociale le norme più controverse del Piano, facendoci trovare sempre presenti ad ogni tavolo istituzionale per garantire ai cittadini e alle famiglie l’equità sociale che meritano”.

