Home AmiataTorna il “Carnevale morto”: festa e divertimento in paese

Torna il “Carnevale morto”: festa e divertimento in paese

L'iniziativa è in programma sabato 14 febbraio

di Redazione
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Santa Fiora (Grosseto). Sabato 21 febbraio, dalle 16, a Marroneto, in piazza Padella, torna il “Carnevale Morto” che segna la fine dei festeggiamenti del Carnevale e l’inizio della Quaresima.

Una tradizione antichissima che si rinnova ogni anno grazie all’associazione Marroneto100%

Il programma

La farsa tragicomica che anima la festa è sempre la stessa: i personaggi della storia si riuniscono in piazza Padella alle 16 per fare festa. Il Carnevale, interpretato da un giovane ben vestito, si diverte con la sua combriccola di amici, tra i quali il Gaudente. Ai bordi girano i gobbi, vestiti di stracci logori, che rappresentano la parte più umile del popolo. Il chiassoso corteo si sposta attraverso via della Sabbia, piazza Renaiolo, per poi tornare in piazza Padella, dove la festa prosegue fino a quando il Carnevale comincia a sentirsi male e cade a terra agonizzante.

A nulla serve l’intervento del dottore: Carnevale è morto. L’amico Gaudente si dispera, piange, urla; il prete dà l’estrema unzione e il notaio legge il testamento del Carnevale. Un testamento in cui spesso si fa riferimento ai fatti della vita politica e sociale del paese. Subito dopo inizia il rito del ballo dei gobbi, con i loro grotteschi vestiti, piangono e si disperano intorno al povero Carnevale che, a questo punto, sostituito da un fantoccio, viene adagiato in una bara e portato in giro in una goliardica marcia funebre. Infine, il fantoccio del Carnevale viene bruciato nella piazza. 

“Il ‘Carnevale Morto’ è una festa unica nel suo genere che può vivere solo qui a Marroneto – sottolinea Serena Balducci, assessore al turismo di Santa Fiora – Un ringraziamento speciale va all’associazione Marroneto 100%, che con passione e impegno riesce a portare avanti questa bella tradizione con un passaggio generazionale dai vecchi figuranti del ‘Carnevale Morto’ ai giovani del paese, che adesso interpretano tutti i personaggi. Coltivare il patrimonio immateriale rappresentato dalle nostre tradizioni non è importante solo per raccontare chi siamo e da dove veniamo, ma anche per contribuire a mantenere vive le piccole comunità che in quelle tradizioni si riconoscono e ritrovano coesione e appartenenza”.

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