Home GrossetoDirigenti e esponenti del Pd lanciano “Visione Comune”: “Dobbiamo aprirci ai cittadini”

Dirigenti e esponenti del Pd lanciano “Visione Comune”: “Dobbiamo aprirci ai cittadini”

"Mentre discutiamo di equilibri e correnti, la gente se n'è andata"

di Redazione
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Grosseto. “La politica in provincia di Grosseto parla una lingua che fuori non capisce più nessuno”.

A dichiararlo, sono alcuni dirigenti del Pd della provincia di Grosseto, che hanno firmato il documento “Visione Comune”.

Mentre discutiamo di equilibri e correnti, la gente se n’è andata. Non dalle riunioni: proprio dalla politica – continua il documento -. Siamo dirigenti, donne e uomini del Partito Democratico. Giovani generazioni ma non solo: c’è anche chi ha qualche anno in più e ancora la voglia di cambiare davvero le cose – prosegue il documento – Scriviamo perché abbiamo un obiettivo che non vogliamo sia solo nostro: il Pd ha senso solo se ha il coraggio di aprirsi, di mescolarsi con chi sta fuori e di ascoltare. Lo sa fare, in piccoli casi lo fa già, ma deve diventare una pratica quotidiana. Un partito dove si discute di idee, non di chi sta con chi. Dove contano le capacità, non le appartenenze. Dove si danno reali opportunità a tutte e tutti, partendo dai giovani. L’alternativa? Rinchiudersi, continuare a parlare di noi e di temi che alle persone non interessano. Continuare a dividersi, rimanere a parlare sempre più soli. Diventare inutili. Chi ci guarda da fuori in larga parte ha già questo giudizio sul Pd: un partito chiuso, distante, che non capisce i problemi veri. Noi siamo qui per cambiarlo, aprendo le porte”.

“Il rinnovamento che Elly Schlein ha portato a livello nazionale, qui si è fermato alla porta. Anche per colpa nostra. Non basta immaginare di sostituire le persone in un partito debole e incapace di capire tutte le novità politiche e che spesso, invece di proporre, si limita a gestire lo status quo – prosegue il documento -. Che in larga parte si risveglia solo quando ci sono le elezioni, diventando un comitato elettorale invece che una comunità politica viva. Ci stiamo organizzando, si. Chiamatelo come volete, non è l’etichetta che conta ma il metodo: essere il ponte tra il partito e chi sta fuori. Non l’ennesima corrente che parla solo di sé, ma uno spazio che porti dentro persone nuove, che non si sentono rappresentate, ma non hanno smesso di cercare un luogo politico. Da soli non ce la fa nessuno. Se fra un po’ di tempo saremo diventati l’ennesimo gruppo chiuso, avremo fallito. Se invece riusciremo a coinvolgere facce, idee ed energie nuove, allora qualcosa starà davvero cambiando”.

“Vogliamo parlare con chi oggi guarda il Pd da lontano. Con chi guarda con interesse misto a scetticismo. Con chi si è rifugiato nell’astensione per stanchezza o disillusione. Con chi si impegna ogni giorno nella propria comunità, ma non trova nella politica qualcuno che lo ascolti davvero. Con chi vorrebbe una politica diversa, ma non sa più dove cercarla – sottolinea il documento -. A chi, dopo tutto questo, non si rassegna e cerca un’opportunità. Nessuno vi ha cercato dopo le primarie, nessuno ha risposto alla vostra disponibilità. Vogliamo che questa nostra iniziativa sia un’opportunità per creare qualcosa dal basso. Non cerchiamo posti da occupare. Cerchiamo un modo diverso di fare politica. Siamo convinti che il Pd debba tornare ad essere utile per le persone. Per riuscirci deve guardare fuori, non dentro. Le persone non chiedono miracoli: chiedono coerenza, serietà, concretezza. Vogliono capire da che parte stiamo, non con chi. Per questo tanti si sono allontanati: non si sono disinteressati, si sono stancati di non essere ascoltati. Eppure l’interesse e l’attivismo ci sono: lo vediamo nelle associazioni, nel volontariato, nelle imprese sociali, nei comitati spontanei”.

“Ai referendum di giugno ha partecipato più gente che al voto per il centrosinistra alle regionali – prosegue il documento -. Le piazze per la pace in Palestina si sono riempite anche da noi. C’è più politica fuori dalla politica che dentro. È un paradosso che deve finire. L’energia c’è. Solo che non trova casa nel Pd. Noi vogliamo cercarla e costruire con loro un luogo di confronto reale. La provincia di Grosseto perde ogni anno circa un migliaio di abitanti. Sono giovani che partono per studiare e non tornano, famiglie che cercano lavoro altrove, imprese che chiudono. I dati Inps di ottobre sono impietosi: pensioni e salari più bassi della Toscana, troppi contratti part-time che ti condannano a restare povero anche se lavori, meno di mille bambini nati in un anno. Viviamo in uno dei territori meno densamente popolati d’Italia, con appena 48 abitanti per chilometro quadrato: una geografia fatta di distanze, paesi isolati, servizi difficili, trasporti carenti. In un territorio così, se la politica non va a cercare le persone, non le incontra mai”.

“Alle ultime elezioni regionali ha votato meno del 45% degli aventi diritto. Il Pd è primo partito in provincia, ma è una vittoria fragile: più della metà degli elettori non vota – prosegue il documento -. Le elezioni politiche e le amministrative del 2027 a Grosseto e Orbetello si vincono con un progetto alternativo al centrodestra che recuperi anche chi si è allontanato. È difficile ma possibile. Iniziamo ora. Questa crisi della partecipazione riguarda tutti, destra e sinistra, ma noi del Pd abbiamo una responsabilità particolare: non possiamo accontentarci di una vittoria a metà. Grosseto da sola affonda. La costa da sola non basta. Le aree interne da sole muoiono. O impariamo a fare rete davvero, trasporti che funzionano, servizi condivisi, strategie comuni, sanità territoriale, o tra dieci anni qui non resta niente. Serve reciprocità vera. Non è Grosseto che deve comandare, ma per qualsiasi processo di rinnovamento politico in questo territorio Grosseto è indispensabile. La nostra non è una resa di fronte alle difficoltà, ma il punto da cui ricominciare. Serve un Pd che torni nei luoghi, fisici e simbolici, da cui si è allontanato: nei paesi, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli spazi dove le persone si incontrano. Non riformista contro radicale, ma chiuso contro aperto”.

“Siamo convinti che il Partito Democratico, tramite il nuovo corso di Elly Schlein, possa essere la casa di chi vuole cambiare le cose davvero, ma per farlo deve respirare la stessa aria delle persone che dice di voler rappresentare – termina il documento -. Non abbiamo una ricetta pronta, ma una convinzione chiara: un progetto politico serio e alternativo si costruisce solo con un Pd in movimento partendo dalle persone, dai loro problemi e dalle loro aspirazioni. Una visione comune per ascoltare, aprirsi, cambiare”.

I promotori del documento sono:

  • Federico Badini – Direzione Pd Grosseto, Coordinatore PD Amiata grossetana;
  • Cristian Marchini – Direzione Pd Grosseto, segretario Giovano Democratici della provincia di Grosseto;
  • Mirjam Giorgieri – Direzione Pd Grosseto, coordinatrice Pd Colline Metallifere;
  • Hannah Lesch – Direzione Pd Grosseto;
  • Leonardo Culicchi – Direzione Pd Grosseto;
  • Loriano Valentini – Direzione Pd Grosseto;
  • Anna Guidoni – Direzione Pd Grosseto;
  • Giulio Querci – Direzione Pd Grosseto;
  • Christian Sensi – Direzione Pd Grosseto;
  • Giovanna Stellini – Direzione Pd Grosseto;
  • Cosimo Garofalo – Giovani Democratici Grosseto;
  • Matteo Porta – Giovani Democratici Orbetello;
  • Claudia Rampiconi – Unione comunale Pd Grosseto;
  • Walter Nunziatini – Unione comunale Pd Grosseto;
  • Angela Pavone – Unione Comunale Pd Grosseto.

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