Grosseto. “La presidente della Commissione dell’Unione Europea, Ursula von der Leyen, torni sui suoi passi. La sua Pac non è degna della nostra agricoltura, deve restare autonoma e con più risorse a disposizione”.
Cia-Agricoltori italiani rincara così il pressing su Bruxelles in apertura di settimana calda per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e già sotto i riflettori per l’incontro Von der Leyen-Metsola.
“Accogliamo le dichiarazioni da parte della presidente del Parlamento dell’Unione Europea, Roberta Metsola, sulle modifiche al Qfp, ma l’agricoltura resta per noi sotto attacco – commenta il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini -. Auspichiamo che il Parlamento europeo non indietreggi, anche in vista della plenaria del 12 novembre, o saranno state vane tutte le battaglie e gli appelli di questi mesi contro il Fondo unico e il taglio di budget del 22%”.
Sulla questione interviene, esprimendo forte preoccupazione, anche Cia Grosseto, sottolineando di essere pienamente in linea con quanto affermato dal presidente nazionale.
“Sono posizioni che sosteniamo da sempre – dichiara Claudio Capecchi, presidente provinciale –. In questa provincia l’agricoltura è ossatura socio-economica e culturale. Non sostenere l’agricoltura significa creare un danno, senza possibilità di ritorno, a tutto il territorio. La Maremma è area collinare e fragile. La Pac è uno strumento essenziale per tenere in piedi molte aree agricole della nostra provincia. Il taglio del 22% è nominale, ma in termini reali pesa di più sul potere d’acquisto. Se non sarà corretto, molte aziende non reggeranno. L’indotto turistico e alimentare è legato alla natura e all’agricoltura. Sostenere le aziende significa non far morire il territorio”.
Da sempre, a non convincere per nulla la Cia è l’idea del Piano di partenariato in cui confluirebbero i fondi della politica di coesione, ma anche quelli della Pac, della politica sociale, per la migrazione e la sicurezza interna.
“Così si frammentano le politiche nazionali e si crea disparità tra Stati – aggiunge Fini –, senza parlare delle ricadute sulla ripartizione delle risorse che mette in competizione comparti strategici se alleati. Un danno che, ancora una volta, chiama alla mobilitazione perché ricade sul reddito degli agricoltori, sulle aree rurali; più in generale sulla tenuta del mercato unico. Per Cia, questa governance non può tenere: è priva di semplificazione normativa e oltretutto indebolita sul fronte delle risorse. Mentre il bilancio Ue aumenta fino a 2000 miliardi, la dotazione finanziaria prevista per la Pac post 27 perde peso, passando dal 31% al 15%, assegnando all’Italia circa 31 miliardi, 9 miliardi in meno sul valore attuale”.
“Forse non è chiaro – conclude Fini – che questo non è un braccio di ferro con gli agricoltori, ma una sfida comune a difesa della sicurezza alimentare di milioni di cittadini europei”

