Home GrossetoImpianto agrivoltaico, Rifondazione Comunista: “No al progetto, troppi svantaggi”

Impianto agrivoltaico, Rifondazione Comunista: “No al progetto, troppi svantaggi”

di Redazione
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Grosseto. “Leggiamo con preoccupazione le notizie relative alla realizzazione di uno nuovo impianto agrivoltaico nel comune di Grosseto”.

A dichiararlo, in un comunicato, sono il circolo “Vittorio Stefanini” di Rifondazione Comunista di Grosseto e il circolo delle Colline “Maurizio Tirinnanzi” di Rifondazione Comunista.

“Facciamo un po’ di chiarezza: l’agrivoltaico è un sistema integrato fra produzione energetica e produzione agricola. Molto semplicemente, consiste nel fatto che uno stesso terreno viene utilizzato contemporaneamente per agricoltura o allevamento e anche per produrre energia, perché sulla sua superficie vengono installati dei pannelli solari – continua la nota -. Questa convivenza è resa possibile dal fatto che gli impianti fotovoltaici non sono come quelli tradizionali. Qui i pannelli sono molto più distanziati fra loro, sollevati fino a circa 5 metri da terra, con la capacità di seguire la rotazione del sole e di assorbire sia luce diretta che riflessa, disposti in modo tale da non farsi ombra a vicenda. Tutto questo consente di svolgere liberamente ogni attività agricola, anche quella con i macchinari, e anche le attività di allevamento”.

“Però poi dobbiamo sottolineare i possibili aspetti negativi: anzitutto degli svantaggi agricoli, perché molte colture non sono per niente adatte a convivere con gli impianti, anzi ne risentono – sottolinea il comunicato –. Vedi il caso di frumento, farro, grano, mais, alberi da frutto, girasole, cavolo rosso, cavolo cappuccio, miglio, zucca. In generale, tutte le colture che hanno bisogno di molta luce solare non vanno d’accordo con l’agrivoltaico. Poi degli svantaggi pratici. Perché è vero che i pannelli possono essere sistemati in modo tale da garantire tutte le operazioni agricole ma, specie se si usano macchinari, può capitare di danneggiarli. Oltretutto, si tratta di tecnologie complesse, per le quali un agricoltore non ha né conoscenze, né competenze; in caso di danni, quindi, ma anche soltanto per la manutenzione, dovrebbe fare affidamento su altri professionisti”.

“Un vantaggio economico come quello degli affitti è allo stesso tempo uno svantaggio. Perché, con prezzi così elevati, attira facilmente la speculazione delle società energetiche e la svendita dei terreni da parte degli agricoltori. Su questo dovremmo anche ragionare sul problema del reddito degli agricoltori, che spesso vengono stritolati dalla filiera della grande distribuzione che li spinge a vendere i loro prodotti a prezzi molto bassi – continua la nota -. Paradossalmente, l’agrivoltaico ha anche degli svantaggi ambientali. L’impatto sul paesaggio è sicuramente maggiore rispetto ad un classico impianto a terra o su tetti. L’illuminazione e la manutenzione si possono tradurre in inquinamento luminoso e del suolo. Si sottrae terreno vitale a diverse specie animali e anche solo con opere accessorie, come elettrodotti e stazioni elettriche, si antropizza altro territorio”.

“C’è chi calcola degli svantaggi notevoli rispetto al fotovoltaico su edifici. Solo i capannoni industriali, in Italia, potrebbero fornire 100.000 ettari di superficie, permettendo di installare una potenza di 74.2 GW. Costi e tempi di realizzazione sarebbero ridotti, visto che queste strutture, rispetto ai terreni agricoli, sarebbero già meglio attrezzate per ospitare un impianto. Se poi si considerano anche edifici pubblici, parcheggi, aree oggetto di bonifica, cave e miniere dismesse, strutture ferroviarie e edifici demaniali, sarebbero più che sufficienti questi per raggiungere tutti gli obiettivi ambientali e di domanda energetica senza intaccare suolo agricolo – termina la nota -. Tutte queste ragioni ci spingono, dunque, a valutare con criticità il prossimo impianto previsto a Grosseto”.

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