Grosseto. “La recente legge dello Stato sulle concessioni balneari è arrivata tardi e, anziché fare chiarezza, ha gettato il settore in un mare di ncertezze”.
A dichiararlo è Roberto Valente, della direzione provinciale del Pd di Grosseto.
“Producendo un testo che rischia di aumentare i contenziosi legali e la conflittualità, lasciando in balia degli eventi un comparto che da oltre 15 anni chiede regole chiare – continua Valente -. Il Governo Meloni e la sua maggioranza in campagna elettorale avevano promesso di difendere i balneari a spada tratta, presentandosi come i loro principali alleati. Oggi, alla prova dei fatti, la partita di compromessi al ribasso giocata dietro le quinte smaschera un certo modo di fare politica. La trattativa con l’Unione europea per sbloccare le norme, infatti, ha evidentemente sacrificato gl’interessi di molti piccoli imprenditori in nome di tornaconti politici come l’acquisizione di un ruolo di rilievo per il Commissario ed ex Ministro Raffaele Fitto£.
“Era chiaro a tutti sarebbe stato impossibile evitare le gare per le concessioni – sottolinea Valente -. Non solo per rispettare i principi europei. Ma perché è giusto che un bene pubblico come le spiagge non sia detenuto all’infinito da privati che lo tramandano di generazione in generazione, come fosse una proprietà personale. Tuttavia, esistono soluzioni equilibrate che avrebbero potuto tutelare i diritti degli attuali concessionari, garantendo allo stesso tempo la necessaria apertura al mercato e agli investimenti. Un esempio virtuoso è quello dalla proposta di legge della Regione Toscana, un modello che avrebbe potuto ispirare l’intero Paese. Questo testo non solo affermava il principio di concorrenza, ma prevedeva un meccanismo per valorizzare esperienza e investimenti dei concessionari uscenti. Fosse stato recepito dal Governo Meloni, i concessionari avrebbero potuto presentare progetti di investimento, mettendoli in gara per assicurare l’assegnazione alla proposta migliore. Inoltre, il sistema prevedeva un equo indennizzo per i concessionari uscenti in caso di mancata riassegnazione: un riconoscimento giusto per i miglioramenti apportati a strutture e spiagge”.
“Il Governo non solo ha ignorato questa proposta innovativa, ma l’ha impugnata davanti alla Corte costituzionale, con il risultato di demolire uno dei pochi tentativi di portare equilibrio e visione a un settore strategico per il Paese – continua Valente -. Le spiagge italiane, infatti, sono un patrimonio che va tutelato non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico. Il cambiamento climatico minaccia la stabilità delle coste e mai come ora c’è bisogno di investimenti per rafforzare le infrastrutture e garantire che il turismo balneare italiano rimanga competitivo. Altri Paesi del Mediterraneo stanno investendo su servizi di alta qualità e innovazione, mentre l’Italia rischia di perdere terreno. Con l’incertezza normativa che scoraggia gli investimenti mettendo a rischio non solo l’ambiente naturale, ma anche migliaia di posti di lavoro legati a un turismo balneare sempre più impoverito”.
“La scelta del Governo di sacrificare l’equilibrata soluzione messa a punto dalla Toscana in favore di una legge che aumenta confusione e scontento, rappresenta un’occasione persa per il Paese – termina Valente -. È necessario che la politica torni a guardare al bene comune, ascoltando le istanze di chi vive il territorio e cercando soluzioni che sappiano coniugare sviluppo economico, sostenibilità e rispetto delle regole”.

