Home Colline MetallifereVenator, le istituzioni scrivono ai vertici dell’azienda: “Azioni immediati per salvare impianto”

Venator, le istituzioni scrivono ai vertici dell’azienda: “Azioni immediati per salvare impianto”

di Redazione
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Gavorrano. (Grosseto). Sabato 11 gennaio si è riunito il Consiglio comunale aperto a Gavorrano sulla crisi Venator.

All’assise hanno preso parte, oltre ai sindaci e ai consiglieri di maggioranza e minoranza degli enti locali, il viceprefetto aggiunto Michele Bray, i parlamentari del territorio, gli onorevoli Marco Simiani e Fabrizio Rossi, la senatrice Simona Petrucci, l’assessore regionale all’economia e al turismo, Leonardo Marras, il presidente della Provincia, Francesco Limatola, i sindacati e Confindustria Toscana Sud.

Nel corso dell’incontro è stato reso noto il testo della lettera aperta indirizzata al Consiglio di amministrazione di Venator Italy per affrontare la grave crisi che coinvolge lo stabilimento di Scarlino.

La lettera è stata firmata da tutti i sindaci, dal presidente della Provincia, dall’assessore Marras, dai parlamentari Rossi, Simiani e Petrucci. Con questa iniziativa, annunciata al Puntone lo scorso 31 dicembre, le istituzioni del territorio esprimono una ferma richiesta di chiarezza e azioni immediate per salvaguardare l’impianto, i lavoratori e l’intero territorio.

«Come pubbliche amministrazioni – si legge nella lettera abbiamo fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità per sostenere l’azienda: decisioni difficili, interventi rapidi e misure che pensavamo indispensabili per garantire un futuro all’impianto. Ma oggi ci troviamo di fronte a una situazione di profonda incertezza, con la mancanza di un piano industriale chiaro, continui rinvii e un preoccupante silenzio sul futuro di Venator».

La crisi non riguarda solo i dipendenti diretti dell’azienda, ma anche le famiglie legate all’indotto e l’intero tessuto economico e sociale della Maremma. Le ripercussioni, sottolineano i firmatari, toccano il Pil provinciale e mettono a rischio la stabilità di un’intera comunità.

La lettera rivolge un appello forte e deciso al CdA: «Se Venator intende continuare a operare, deve dimostrarlo ripristinando l’attività produttiva, reintegrando i lavoratori e investendo sul futuro del sito. Se invece l’azienda intende abbandonare il territorio, lo dica chiaramente e si impegni a facilitare l’ingresso di nuovi attori pronti a investire e rilanciare l’impianto. In ogni caso, Venator dovrà farsi carico della bonifica del sito per restituirlo al territorio nelle condizioni originarie».

Gli amministratori sono determinati a difendere il futuro della Maremma e dei suoi cittadini: «Non accetteremo ulteriori attese o promesse disattese. Ora è il momento di agire, con responsabilità e trasparenza. Pretendiamo un incontro con i vertici aziendali nella sede di Scarlino per discutere il futuro di questo impianto e della nostra comunità».

Questo appello è un richiamo all’unità e alla determinazione: istituzioni, cittadini e imprese lavoreranno insieme per garantire che il territorio non venga lasciato indietro: «La nostra forza è nell’unione: non arretreremo di un passo fino a quando non avremo risposte chiare e soluzioni concrete per salvaguardare l’economia, il lavoro e la dignità della nostra terra».

E già sono stati annunciati i prossimi passi: la Regione aprirà il tavolo di crisi e successivamente la vicenda sarà portata all’attenzione del Governo. Gli amministratori stanno attuando con concretezza e celerità ogni azione possibile per tutelare i lavoratori e il territorio.

L’intervento dei deputati Fabrizio Rossi e Marco Simiani

«Il polo industriale di Scarlino è una delle eccellenze italiane, se non mondiali, del nostro territorio e come tale merita rispetto, come rispetto lo meritano tutti i lavoratori e lavoratrici della Venator, che da oltre un anno si trovano senza lavoro, con la produzione ferma, per via di alibi e scelte incomprensibili da parte della proprietà, che hanno messo in ginocchio oltre 200 famiglie e tutto l’indotto che ruota attorno al gigante mondiale della produzione di biossido di titanio».

A dirlo è il deputato di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi, componente della Commissione ambiente della Camera, durante l’intervento al Consiglio comunale aperto tenutosi a Gavorrano.

«Adesso è finito il momento per gli alibi per la proprietà di Venator – commenta Rossi –. Le autorizzazioni per lo stoccaggio dei gessi rossi ci sono già dallo scorso mese di ottobre, pertanto adesso l’azienda madre dica con chiarezza cosa vuole veramente fare: se vuole continuare ad investire in questa fabbrica e su questo territorio o se oppure ha intenzione di tirare i remi in barca e vendere».

«Il Governo è pronto a fare la propria parte – conferma Rossi, che durante il dibattito ha dato lettura di un messaggio appena ricevuto da parte del Ministro Adolfo D’Urso – per salvaguardare sia i posti di lavoro, sia questa fabbrica».

«Il Ministro del Made in Italy si è già reso disponibile ad intervenire, non appena la Regione Toscana, competente in materia in quanto azienda sotto i 250 dipendenti, avrà attivato il tavolo di crisi regionale. Questo polo industriale del Casone di Scarlino non può essere cancellato o abbandonato, deve tornare a produrre e a rappresentare il luogo di eccellenza di questa provincia», conclude Fabrizio Rossi.

“Occorre garantire la cassa integrazione per tutti i lavoratori della Venator di Scarlino fino alla piena ripresa della produzione industriale. L’Unione Europea sta facendo la sua parte con l’attivazione dei dazi antidumping sul biossido di titanio proveniente dalla Cina, ma un’azienda fondamentale per l’industria italiana e per lo sviluppo economico ed occupazionale del territorio non può continuare a sopravvivere nell’incertezza. La Regione Toscana sta facendo la sua parte per attivare il tavolo di crisi, ora è la proprietà che deve fare piena chiarezza suo futuro al sito industriale”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, Marco Simiani, intervenendo oggi nel corso del Consiglio comunale di Gavorrano, dedicato alla vertenza Venator.

Il commento dell’Ugl

Roberto Bocci, segretario territoriale dell’UGL e Rsu di Venator, dichiara “Siamo molto soddisfatti che al Consiglio comunale di Gavorrano abbiano partecipato, oltre ai sindaci, ai sindacati e ai lavoratori, anche i parlamentari della Repubblica eletti nel territorio e i consiglieri della Regione Toscana. Apprezziamo, al tempo stesso, che le istituzioni locali abbiano scritto di concerto una lettera alla proprietà Venator, perché questa riveli definitivamente le carte e si esprima nel più breve tempo possibile, sul futuro della fabbrica di Scarlino”.

“Come Ugl – continua Bocci – crediamo che ormai tutti gli alibi siano caduti e l’impegno che anche i parlamentari stanno mettendo per cercare una soluzione a livello ministeriale ci fa sperare nel futuro. Il messaggio inviato dal Ministro Urso che l’onorevole di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi ci ha letto durante il Consiglio comunale è stato un passaggio molto importante per poter portare la discussione della nostra vertenza nei tavoli più alti. Sappiamo che, essendo un’azienda che ormai conta meno di 250 dipendenti, prima di questo passaggio dovremo necessariamente aprire il tavolo di crisi regionale, del quale, come sindacati, abbiamo già chiesto la convocazione ed a breve dovrebbe esserci un incontro, come dichiarato dall’assessore regionale.”

Daniele Barometri, Rsu dell’Ugl Venator, continua: “Adesso non è più il momento di piangerci addosso, né di ricercare le colpe di tutta questa situazione. Molte volte abbiamo parlato di ritardi nelle autorizzazioni o di progetti incompleti, ora dobbiamo fare un passo in avanti e portare le nostre istanze all’attenzione del Ministero del Made in Italy, per cercare di dare una svolta decisiva a questa vertenza. Il trascorrere del tempo ha fatto si che molti lavoratori abbiano lasciato la fabbrica, perché stremati da un anno di cassa integrazione che ha messo a dura prova dipendenti di Venator e dell’indotto, i quali spesso purtroppo non hanno nemmeno gli ammortizzatori sociali”.

“A questo punto – continua Boccile parole d’ordine sono mettere in sicurezza i lavoratori, trovando un accordo con la Direzione Aziendale per prorogare per un ulteriore periodo la cassa integrazione. L’azienda ha identificato nel Contratto di Solidarietà il migliore strumento per poter garantire i lavoratori e lo stabilimento, e già da questa settimana ci metteremo al tavolo della trattativa per raggiungere questo obiettivo”.

Conclude Roberto Bocci: La strada è ancora molto lunga, ma ciò che ho voluto esprimere  a Gavorrano nel mio intervento è che dobbiamo percorrere tutte le possibilità e provare fino all’ultimo a salvare la nostra fabbrica, che per decenni ha contribuito a diffondere ricchezza nel territorio grossetano, sia dal punto di vista salariale che di opportunità lavorative. Voler far credere che, nel nostro comprensorio, il turismo possa sopperire all’industria è intellettualmente scorretto, perché, chiunque lo abbia fatto o lo facesse in futuro, mente sapendo di mentire”.

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