Montemerano (Grosseto). Era il 1848 quando in tutta Europa si diffuse la “primavera dei popoli”, la ribellione contro i regimi autoritari e il conservatorismo culturale. Mentre a Milano, a Berlino e a Parigi si alzavano le barricate, a Londra i giovani manifestavano per strada chiedendo la “carta del popolo”, ovvero il suffragio a scrutinio segreto. Fra di loro c’erano anche i ventenni William Holman Hunt e John Everett Millais, entrambi allievi della Royal Academy: fu proprio il 10 aprile di quell’anno rimasto nel mondo simbolo della rivolta che si riunirono per rivoluzionare i canoni artistici dell’epoca.
Nacque così la Confraternita dei Preraffaelliti – su cui è in corso, fino al 30 giugno, una grande mostra ai Musei di San Domenico di Forlì, “Preraffaelliti, Rinascimento moderno” – che proprio alla tradizione estetica della perfezione rappresentata da Raffaello si riferiscono e si oppongono nello stesso tempo.
Su quella che è considerata la risposta inglese al Rinascimento italiano parlerà sabato 18 maggio, alle 18, alla biblioteca comunale di storia dell’arte di Montemerano la critica d’arte Laura Falqui. Attrice e drammaturga bolognese, scrittrice multiforme, esperta di arti visive e appassionata di questa longeva corrente artistica che è arrivata a influenzare il Novecento e su cui ha scritto tre libri.
«Vogliono tornare al “prima”, non certo per una restaurazione del passato, ma come progetto per il futuro – spiega Falqui -. Preferiscono Giotto, Piero della Francesca, guardano al Quattrocento e al gotico, recuperano i miti e le figure del Medioevo: diventeranno famosi gli arazzi di Burnes-Jones sul Santo Graal esposti all’Expo universale di Parigi del 1900. Le loro opere sono segnate da un forte realismo pittorico unito all’immaginazione e alla fantasia: cavalieri e dame addormentati, perché nel sonno, eroi stremati, ci si abbandona al sogno».
E poi c’è la natura, che si riprende i suoi spazi, e la bellezza femminile che meno perfetta e inquieta, come nei ritratti di David Gabriel Rossetti della ragazza dai capelli rossi, la scrittrice Elizabeth Siddal.
«Intuiscono l’opposizione simbolica tra il materialismo industriale della loro epoca e lo spiritualismo, e le loro opere piene di simboli di culture diverse, di dettagli e di riferimenti a tempi passati influenzeranno molto l’arte del movimento simbolista che verrà – continua Falqui –. Loro vogliono l’utopia. E la realizzano rifiutando quella che comunemente definiamo “l’atmosfera”: preferiscono i corpi, i colori, in rappresentazioni corali, dove i fili d’erba sono dipinti uno per uno, dove il dettaglio diventa vero, tanto che si può parlare di iper realismo. È proprio la loro tecnica e la loro poetica a passare il secolo e segnare l’arte del Novecento. E influenzeranno anche la letteratura, soprattutto il Fantasy, e i loro simboli e la loro visionarietà è quella dell’universo di Tolkien».
Laura Falqui è saggista, drammaturga e specialista di arti visive. Studiosa del Preraffaellitismo inglese, ha dedicato a questo argomento una trilogia di saggi in volume e diversi altri scritti. Tra le sue opere: “Ascoltare l’incenso. Confraternite di pittori nell’Ottocento” (1985); “La gemma. Estetismo ed esoterismo nei preraffaelliti” (1994); “Aurea domus. Viaggio nel sogno preraffaellita” (1995).

