Scansano (Grosseto). “Dal primo giorno abbiamo avanzato dubbi sulla capacità economica delle società che hanno chiesto i permessi di ricerca ed immaginiamo che sia difficile per esse trovare chi finanzi ricerche che, ricadendo in Area non idonea allo sfruttamento industriale, non sarebbero seguite dalla costruzione di una centrale”: così il comitato sos Geotermia ha accolto la notizia del rinvio “a nuova data da definire” delle due Conferenze dei servizi che il 25 e il 27 prossimo avrebbero dovuto discutere la Valutazione di impatto ambientale per i permessi di ricerca geotermica rilasciati a Scansano.
La società Terra Energy srl non è stata in grado di presentare nei tempi fissati la documentazione aggiuntiva chiesta dalla Regione Toscana per la “verifica delle capacità economiche” di chi chiede di poter fare perforazioni il cui costo si aggira, per ciascun sito, sui dodici milioni di euro.
La Regione ha chiesto un’integrazione della documentazione il 6 luglio fissando per il 14 il limite entro cui presentarla. L’11 luglio Terra Energy ha chiesto una proroga di 60 giorni, accolta parzialmente dalla Direzione regionale Ambiente ed Energia, che ha fissato la nuova scadenza al 30 agosto. “Nel lungo iter dei permessi di ricerca, non è la prima volta che la Regione concede, su richiesta degli interessati, proroghe dei termini ad una società che – sottolinea il comitato – in tutta evidenza fatica a dimostrare di rispondere ai requisiti necessari”.
“Dal primo giorno – ricorda Matteo Ceriola, portavoce del comitato – abbiamo sottolineato l’inconsistenza economica di società che hanno capitali sociali di poche migliaia di euro, con cui non potrebbero far fronte nemmeno al risarcimento per il danneggiamento di una conduttura di acqua”.
L’inconsistenza economica di queste società è una delle osservazioni contrarie presentate dall’amministrazione comunale e dal comitato alla Valutazione di impatto ambientale.
“Il preventivo di spesa per ciascuno dei progetti presentati a Scansano, uno a Pomonte, l’altro a Pancole, è di circa dodici milioni di euro, a prezzi pre covid. Nel frattempo la definizione delle Aree non idonee, confermata recentemente dalla Regione Toscana, ha sancito che tutto il territorio del nostro Comune va preservato dallo sfruttamento geotermico per difendere un’economia fatta di turismo e produzioni agroalimentari di pregio. Immaginiamo che sia difficile trovare chi decida di finanziare ricerche così costose se fini a se stesse. Riproporremo, quando si riunirà la Conferenza dei servizi, tutti i motivi della nostra contrarietà, compreso quello economico. Sollecitando la Regione ad imporre, nel caso i permessi alla fine fossero sciaguratamente confermati, a fine lavori il ripristino dei luoghi allo stato originale, con la chiusura dei pozzi perché sia chiaro che non ci potrà essere successivo sfruttamento industriale. Forse – conclude il comitato – è il momento di prendere atto dell’illogicità di tutta questa storia e di porvi fine”.

