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La pandemia da Covid-19, dopo quasi 2 anni dal suo inizio, non ha generato solo problematiche a livello sanitario, ma, soprattutto nella sua fase iniziale, è stata caratterizzata anche da importanti restrizioni alla nostra socialità e all’organizzazione del lavoro, con lo sdoganamento dello smart working per alcune categorie.
La vaccinazione di massa ha contribuito a portarci verso una gestione più serena della problematica, riportando la socialità e la frequentazione dei luoghi pubblici a livelli che già più assomigliano alla normalità cui siamo solitamente abituati.
Nonostante questo ritorno su canoni di socialità più consoni, sono numerosi gli studi che stanno valutando gli effetti a lungo termine delle problematiche che la pandemia ha generato a livello fisico e non solo.
Importanti sono, ad esempio, gli studi che sono stati fatti in relazione agli effetti generati sulla salute dentale.
Spesso non si tende a fare questo ragionamento, ma la cura dentale non è solo quella che consente di rimuovere un problema ormai palesemente manifesto, ma soprattutto il processo di prevenzione che dovrebbe interessare l’intera popolazione ad intervalli regolari durante l’anno.
E’ noto che una corretta prevenzione dentale dovrebbe comprendere anche sedute di igiene orale professionale, almeno una volta ogni 6 mesi, controllando soprattutto lo stato di salute globale del cavo orale per assicurare che non si presentino problematiche importanti.
Come gli ultimi 2 anni hanno inciso sulle problematiche dentali e sulla prevenzione?
Alcuni studi hanno cercato di capire qualcosa di più sull’argomento. Ecco una sintesi.
Incidenza dello stress sulle richieste di bite dentali
E’ indubbio che lo stress provato negli ultimi mesi, nonostante ora la situazione sia migliorata, lasci degli strascichi che non sono semplici da smaltire.
Questo stress accumulato nel tempo può generare problematiche anche per la salute dei nostri denti.
Ma in che modo sono collegati stress e benessere dentale?
Per il Dott. Davide De Rosa Palmini, dello studio odontoiatrico Dental Competence di Grosseto “l’attitudine di tenere i muscoli mandibolari in una condizione di tensione porta a fenomeni di digrignamento altresì noti con il termine di bruxismo. E’ ormai noto da anni come questa patologia vada spesso a collegarsi anche con aspetti della personalità. Individui con una spiccata sensibilità allo stress ed una sensibilità ansiosa, sono più disposti ad incorrere in questo genere di problematiche, quasi come se i muscoli masticatori ed il loro processo di tensione e serramento fosse uno specchio della loro anima”.
E’ evidente che lo stress accumulato negli ultimi 2 anni di pandemia, anche se non ha intaccato la nostra salute fisica, ha contribuito comunque a generare paure e problematiche che non se ne vanno di certo via in poco tempo.
Soprattutto in soggetti con una certa predisposizione, questo tipo di condizione non ha fatto altro che amplificare o scatenare le condizioni che portano alla formazione di fenomeni di digrignamento involontario, sia notturno che diurno, ma anche all’attitudine di tenere i muscoli del volto in tensione come risposta allo stress provato.
Quest’ultima problematica genera con il tempo un affaticamento dei muscoli masticatori, oltre che dolore alle articolazioni temporo-mandibolari.
La conseguenza pratica risulta essere l’aumento registrato nelle richieste di bite dentali, un aiuto davvero concreto per la risoluzione dei casi di digrignamento.
Sono delle classiche mascherine trasparenti, un presidio medico che solitamente viene utilizzato durante le ore notturne.
Appoggiando la dentatura sul bite non si prova quel senso di fastidio proprio del paziente bruxista e si tende a rilassare la muscolatora mandibolare progressivamente, diminuendo gradualmente il digrignamento fino ad eliminarlo quasi completamente.
Riduzione delle cure dentali
Chi è abituato ad andare regolarmente dal dentista non è consapevole del fatto che una buona fetta di popolazione tende ad evitarlo sistematicamente.
A quanto sembra, già prima dello scoppio del periodo pandemico, vi era una scarsa propensione tra gli italiani a rivolgersi al proprio odontoiatra di fiducia, con poco più del 40% che si recava per i classici controlli di routine.
Esiste anche una fetta di popolazione, stimata in un 10% circa, che non aveva modo di accedere alle cure dentali necessarie, soprattutto per colpa di una condizione economica particolarmente problematica.
Il recente congresso della Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp) ha analizzato questa problematica, che pare essersi ulteriormente acuita negli ultimi mesi.
Il Covid non ha generato solo problematiche fisiche e psicologiche, ma ha anche contribuito a peggiorare la condizione economica di molte persone che si sono viste ridurre la possibilità di poter lavorare normalmente.
Si è stimato che circa il 20% delle famiglie abbia avuto problematiche economiche dovute al peggioramento della propria situazione lavorativa e che oltre un italiano su 4 abbia deciso di tagliare alcune spese non ritenute necessarie, come quelle relative al controllo dello stato di salute del cavo orale.
Esiste anche una parte che lo ha fatto più per paura di un eventuale contagio, cosa che però è molto difficile, considerando l’elevato standard di igiene delle strutture odontoiatriche.
Su questa problematica bisognerà sicuramente lavorare, in quanto una popolazione che tende a non farsi curare, o comunque controllare periodicamente, è più a rischio di insorgenza di problematiche ai denti, che possono diventare anche serie se non opportunamente trattate.
In tal senso stanno venendo fuori figure professionali come i dentisti solidali, odontoiatri che si offrono per prestare cure di base ai soggetti meno abbienti e con gravi difficoltà economiche.
In ogni caso l’aspetto su cui si dovrà continuare a battere con forza è la comunicazione e l’importanza della prevenzione. Scongiurare la problematica prima che essa si presenti può fare la differenza in qualunque ramo della medicina, non solo nell’odontoiatria.

