Home GrossetoVerso le amministrative, Amore: “Urbanistica deve mettere al centro le relazioni”

Verso le amministrative, Amore: “Urbanistica deve mettere al centro le relazioni”

di Redazione
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“La città post covid deve puntare ad un modello virtuoso e sostenibile di sviluppo basato sul rafforzamento delle relazioni. Il quartiere di Ina di Barbanella rappresenta in pieno questa idea di ripartenza”.

A dichiararlo è Francesca Amore, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle di Grosseto.

“Ripartiamo quindi da questa zona, dalla sua valorizzazione ed usiamo il quartiere come esempio propulsivo, virtuoso e strategico per le scelte di pianificazione future – spiega Amore. Ascoltiamo i cittadini, i vecchi abitanti che, oramai anziani, hanno visto nascere e crescere questo luogo. Le piccole attività di quartiere, la ‘funzione’ della domenica, il ritrovo al bar De Paris o Bar Rocco per fare due chiacchiere, il mercato sotto l’eco, il famoso e partecipato carnevale. Parliamo ed evochiamo finalmente la memoria dei luoghi. Conosciamo bene la situazione attuale della città. Essa si trova oramai incastrata in un disegno urbano di ‘moderno’ sviluppo legato ancora a modelli e visioni, prevalentemente speculativi, che ne hanno segnato irreversibilmente l’organizzazione e la crescita. Diventa oggi necessario adeguare e mitigare tutte le criticità ereditate ed oltretutto rafforzate durante questi 5 anni di amministrazione comunale“.

“Il quartiere Ina-Casa di Barbanella deve diventare il riferimento di valore strategico a cui la città deve tendere – sottolinea Amore. Interessante, a tal fine, ripercorrere la situazione dell’Italia anni 40 per valutarne similitudini e parallelismi. La nazione all’epoca versava in grave crisi sistemica che necessitava una ricostruzione post bellica veloce: disoccupazione dilagante, economia in difficoltà, povertà e necessità urgente di edilizia pubblica e popolare. In Parlamento venne presentato così un nuovo progetto molto ambizioso, un disegno di legge finalizzato ad incrementare l’occupazione e favorire la costruzione di case per lavoratori. Nasce il ‘Piano Fanfani’ o ‘Piano Ina-Casa’. Il Piano contribuì alla realizzazione della cosiddetta ‘città pubblica’, all’interno della quale i quartieri pubblici, appunto, diventano parte fondamentale e sostanziale nella composizione dello spazio urbano. Barbanella (come altri centinaia di siti in Italia) nasce proprio con questi presupposti alle spalle: il valore della dimensione di quartiere, l’integrazione tra le diverse funzioni e l’attenzione alla vita di comunità. Tutti temi assolutamente attuali“.

“Bassa densità e diradamento, queste le linee guida da seguire. Spazi verdi, visuali aperte e sole garantito per tutti. Alta qualità urbana, idea di sviluppo policentrico, unità di vicinato, sguardi, attenzione prioritaria alla progettazione di piazze e vie (ovvero alla superficie urbana di relazione) per generare quel senso di valore a tutto il comparto edificato. Come 70 anni fa, fortunatamente, l’urbanistica attuale ritorna a servizio delle relazioni. Non più uno strumento per fare edilizia. Nella fotografia una mattonella policroma, realizzata per l’Ina di Barbanella da famosi artisti dell’epoca. Come nel resto d’Italia, vennero cementate sulle pareti delle facciate o posizionate adiacenti agli ingressi degli edifici. Elementi altamente simbolici, certificavano l’avvenuto collaudo delle strutture ed identificavano la presenza di un ‘luogo felice’ – termina Amore -. Oggi, diventano patrimonio artistico diffuso ed elemento simbolico della rinascita economica e sociale della penisola”.

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