“Poste Italiane sceglie di non essere un servizio pubblico, anzi di rendere la vita difficile al proprio pubblico e, invece di essere vicina al cittadino, offre chiusure degli uffici dei paesi“.
A dichiararlo è Giacomo Termine, segretario provinciale del Partito democratico.
“Un muro, una porta chiusa è la risposta a chi ha bisogno di aperture, alla vicinanza oppone la lontananza e così le persone che per legge non possono spostarsi restano senza servizi, senza soldi e senza la possibilità di pagare le utenze – sottolinea Termine -. Non ci sono termini adeguati per definire queste scelte aziendali. Poste Italiane le ha giustificate con la scarsa sicurezza sanitaria di alcuni uffici“.
“La situazione, infatti, ha tre risvolti tutti negativi: il primo per coloro che non hanno mezzi per spostarsi o non hanno proprio le capacità come gli anziani; il secondo per coloro che possono spostarsi, ma così incorrono in controlli e difficoltà; il terzo e non ultimo è la concentrazione degli utenti in pochi uffici territoriali, che aumenta esponenzialmente la possibilità del contagio e le difficoltà dovute ad un ingolfamento delle operazioni. Il Partito democratico chiede che venga ripristinata la normalità, che era già parziale e minima, adeguando tutti i locali in base alle norme di sicurezza obbligate dal coronavirus – conclude Termine -. Riaprite in sicurezza i locali e presto! Ve lo chiede la popolazione, lo impone il buonsenso! Il nostro appello si unisce a quello dei sindaci del territorio e rappresenta una richiesta pressante rivolta al Governo“.


15 commenti
Sottoscrivo pienamente. Abito non a Grosseto, ma a Scandicci (Firenze). Il comportamento di Poste Italiane è comunque il medesimo. Riferisco nel dettaglio la mia vicenda: giovedì 12 marzo trovo a casa l’avviso di giacenza di una raccomandata piego-libri (che, ovviamente, aspettavo). Venerdì 12 marzo mi reco al mio ufficio postale di zona (che normalmente apre soltanto la mattina). Lo trovo sbarrato, con affissa la comunicazione (vagamente beffarda?): “I signori utenti potranno ritirare la corrispondenza giacente alla riapertura dell’ufficio”. Va benissimo, ma – più o meno – quando? Allora, telefono al numero verde delle Poste ed un’operatrice del call center mi dice che la decorrenza della giacenza verrà sospesa in questo periodo eccezionale e che ricomincerà a decorrere quando la situazione sarà tornata normale. Purtroppo per me, ho un carattere “strano” ed ho imparato a non fidarmi troppo di risposte di questo genere, in particolare quando ho a che fare con uffici pubblici (sì, lo so, le Poste non sono più pubbliche, adesso sono una Spa… e allora?). Proseguo: l’indomani mattina, venerdì 13 marzo, mi reco all’ufficio postale “principale” di Scandicci ; sto in fila ad un metro circa di distanza da chi mi precede, indosso religiosamente la mascherina, attendo pazientemente (meno male che non piove…). Entro ed espongo il problema ; la risposta è: “Non sappiamo niente, è un altro ufficio, i colleghi non ci hanno comunicato una data, neppure approssimativa”. Allora, chiedo all’impiegata: “Fino a quando il piego-libri rimarrà in giacenza?” ; risposta: “L’avviso è stato consegnato il 10 marzo, quindi fino al 10 aprile!”. Allora dico all’impiegata che al numero verde, il giorno prima, mi avevano detto che la decorrenza della giacenza – vista l’eccezionalità delle circostanze – era sospesa. Risposta collettiva (dell’impiegata nonché delle colleghe delle postazioni adiacenti): “Ma, forse, se le hanno detto così… sicuramente!”. Allora comincio ad irritarmi: “Insomma, forse o sicuramente?”. Risposta collettiva: “Non lo sappiamo, non sappiamo nulla di preciso, le consigliamo di passare ogni giorno dall’ufficio di sua competenza per verificare che siano state affisse ulteriori comunicazioni. Ad ogni modo, siamo in attesa di disposizioni superiori”. Piuttosto seccato, vado via dicendo: “Forse Giuseppe Conte lo sa!”. Ultimo atto (per ora): ritelefono al numero verde delle Poste, espongo nuovamente la questione ; mi viene risposto che devo attendere circa cinque giorni dall’avvenuta chiusura dell’ufficio, dopodiché dovrei trovare affisse delle ulteriori informazioni o almeno un indirizzo “alternativo” presso cui ritirare il piego-libri. A stamattina – lunedì 16 marzo – non è stato ancora affisso nulla di più preciso e l’ufficio è sempre sbarrato. Complimenti!!!
Le colleghe sono state sincere non sapevano realmente nulla perché non sono arrivate istruzioni. Anzi negli ultimi giorni neppure normali disposizioni di servizio. Sa che una volta dopo una rapina fecero appendere un cartello: “chiuso per riorganizzazione”. Poste è una Azienda molto severa con i dipendenti che lavorano mentre é più morbida con i furbi. Gli uffici postali si sono trovati a fronteggiare una situazione unica senza avere idea di cosa sta succedendo. Io lavoro in un ufficio di un comune toscano che ha avuto già un morto e vari contagiati, ma siamo aperti pur non avendo blindatura (vetro a protezione) con corridoi e passaggi stretti che non fanno rispettare il metro di distanza, e con il disinfettante arrivato il 16 (2 x100ml per una squadra dalle 8 alle 12 persone), una decina di mascherine con filtro, dall’autonomia di 8 ore. I guanti li abbiamo requisiti alla signora delle pulizie, perché nessuno li ha ancora mandati, e non sappiamo quando chiuderanno per fare una sanificazione. A proposito il sabato la pulizia non viene come da contratto e non è stata fatta neppure questo ultimo. I clienti, specialmente gli stranieri, non si rendono pienamente conto. e la maggior parte di chi viene (anche gli italiani) debbono essere più volte richiamati al rispetto delle regole soprattutto la distanza. Non sto poi a spiegarle la genialata fatta per la consegna di raccomandate e Atti Giudiziari. Ma purtroppo si spinge la gente a venire all’ufficio, e anzi vi si è indirizzato anche persone che andavano in altri uffici ora chiusi. Se non bastasse si fanno venire anche i residenti in un comune vicino, sconfessando tutte le disposizioni relative agli spostamenti e allo stare a casa. Insomma in un paese civile, dove le regole valgono per tutti, dovremmo stare chiusi anche noi, ma nessuno è venuto a controllare, ne usl, ne vigili, ne altri. Se considera che io ho sempre lavorato capirà che il rischio è grosso anche per chi mi viene davanti (non meno di 40/50 persone al giorno), e così è per le colleghe. Quindi potrei subire contagio da uno dei 50 o contagiare diversi dei 50. Ha sentito degli asintomatici? Per finire i politici per il potere e l’Azienda per il denaro fanno cose che possono essere dannose per cittadini e lavoratori con la presunzione di far credere che stanno agendo per il bene della collettività. Io sono un azionista e mi dispiace tutto ciò, però mi chiedo lei quanto va a giro per un piego di libri, non un medicinale, un piego di libri? Non si sente in cuore di rispettare la legge, rimanere a casa e rimandare le cose non indispensabili. Non è salute, non è cibo, non è lavoro. Ha sentito oggi dei 2 miei colleghi deceduti a Bergamo. Saluti
Gentile signora, l’ufficio postale di cui parlavo è sito a pochi metri da casa mia. Quanto al resto, evidentemente non ha letto bene il mio messaggio, poiché ho specificato che esco con la mascherina (e, aggiungo adesso, esco da solo). Il Presidente del Consiglio ha specificato che, fermo restando che è raccomandato uscire privilegiando le urgenze, non è comunque vietato fare brevi passeggiate, osservando alcune precauzioni (che io osservo). Quanto poi al Suo riferimento alla mia mancanza di cuore ed al mio non rispetto per la legge, non li commento ulteriormente perché si qualificano da sé. Questi sono gli Italiani. Passo e chiudo.
Vuole ridere? Stessa situazione ma con la carta d’ identità che mi servirebbe per il lavoro da casa (visto che devo comunque pagare spesa e altro). La postina non ha neanche suonato con le nuove disposizioni per lasciarmela in buchetta come segnato nel decreto,, ma ha ben pensato di metterla direttamente in giacenza (ero a casa). al mio ufficio chiuso dal 12 marzo come il suo. Morale della favola chiamo il call center piu’ volte per giorni e le risposte sono state : la giacenza è estesa (la mia è cmq di 60 gg) – parte dalla data di avviso, parte da quando riapre l’ ufficio postale ( quando riaprira’?). – parte la giacenza dalla data sul foglio. Come sempre sparano risposte a caso o su facebook rimandano a link inutili.
L’ unica cosa certa , che finita la giacenza, viene mandata all’ urp della mia città… ( e spero di averla)
Lei come sta messo con il suo piego?
Ancora nulla! L’ufficio è ancora chiuso e non riporta alcuna informazione precisa. Ho visto però che – dopo una settimana – le Poste Italiane si sono degnate di comunicare che la giacenza, vista l’eccezionalità delle circostanze, è estesa a 60 giorni… Non ho osato chiamare per la terza volta il numero verde per chiedere la decorrenza della giacenza. Beh, per prima cosa ci auguriamo tutti che Coronavirus venga sconfitto rapidamente e che se ne torni nel suo “Paradiso dei virus” (almeno fino alla prossima pandemia…). Dopodiché, spero entro i primi di maggio di poter recuperare il libro! Certo, mi rendo perfettamente conto che il Suo plico è più urgente del mio. Spero che possa recuperarlo al più presto possibile e senza ulteriori complicazioni. La saluto ed auguro il meglio (o, in alternativa, il meno peggio) per tutti noi!
Lei è un irresponsabile , per un piego libri ha messo a repentaglio la sua sicurezza e quella degli altri .
Lei invece … Lo lascio alla Sua immaginazione (se ne ha…). Addio!
L’ irresponsabile qui è solo poste italiane che si tiene giacenze importanti (documenti) a uffici chiusi che non si sa quando riaprono e, non mette i vetri per i dipendenti piu’ altre protezioni.
Le poste per decreto rientrano nei servizi essenziali dello stato, pertanto sono loro che devono mettere in sicurezza i dipendenti e fornire il servizio. Noi dobbiamo rispettare le regole di distanza e altro ovviamente, ma non si puo’ avere un’ organizzazione sempre fatta a cavolo.
Ben detto, signor Massimiliano! E dobbiamo anche sorbirci le pubblicità zuccherose di “lor signori” alla TV … Ci vuole tanta pazienza. Saluti.
eh verissimo.
Teniamoci aggiornati sulla situazione, magari sia io con il mio documento, che lei con il piego di libro riusciamo entro gli inizi di Maggio a risolvere 😉
Saluti
A lei come sta andando con il piego di libro?
Qui sempre chiuso
saluti!
“Rien de rien”: nulla di nulla, avrebbe detto Edith Piaf… Così impariamo a servirci di Poste Italiane…
Mah! Mi sa che dovremo aspettare maggio! A risentirci!
Alleluia! Il mio ufficio postale – dopo quasi un mese e mezzo – ha riaperto con i divisori in plexiglass e finalmente ho potuto ritirare il mio libro. Meglio tardi che mai!
Spero che anche Lei risolva a breve il problema.
La saluto.
Antonino Safina
Grazie intanto Signor Antonino. Le consiglio di scrivere anche lei ai giornali o al sindaco della sua città. In quanto una signora di Ravenna ha in giacenza un pacco di mascherine presso un ufficio postale chiuso come i nostri. (trova l’ articolo in rete) Poste, dopo le sue rimostranze si sono degnati di rispondere. Guardi non è una questione di urgenza mia o sua in questa situazione. Quello che mi fa arrabbiare è sempre la scarsa attenzione nell’ avvisare l’ utenza su cambiamenti, chiusure o gestione (come nei nostri casi ) delle giacenze. Se tengono uffici aperti, basta spostare le giacenze in quegli uffici e noi con tutta la sicurezza che richiedono ci faremmo dare le nostre giacenze anche a 5 metri di distanza… Io comunque sto continuando a contattarli tramite pagine, call center e pagina facebook. Perchè i pagamenti di servizi postali come rate e altro quelli pero’ li chiedono puntuali… Anche nell’ emergenza visto che mi hanno scalato soldi per assicurazioni
Un saluto
Poste Italiane chiude gli uffici anche quando l’emergenza Covid non è più quella di marzo 2020. A Roma l’ufficio postale di via Valentino Banal chiude e, in breve, tutto è smantellato, lasciando l’intero quartiere di Villa De Sanctis senza neanche un ufficio postale.
Siamo a febbraio 2021 ma il menefreghismo è sempre lo stesso. I vecchi si arrangino, vadano a piedi negli altri quartieri o prendano l’autobus, tanto il pericolo covid non c’è più e, se è inverno e piove, aspettino pazienti alle fermate dei mezzi pubblici, tanto si sa che a Roma tutto funziona.