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Crisi del latte, Coldiretti: “No a manifestazioni inutili, serve concertazione seria”

di Redazione
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La crisi ovina e zootecnica va affrontata non con delle improvvisazioni, ma con un progetto serio e basato su fatti concreti“.

A dichiararlo è Pietro Greco, direttore di Coldiretti Grosseto.

“La politica in questo non deve usarci, ma siamo noi che dobbiamo utilizzarla al meglio – spiega Greco -. Oggi chiediamo alla politica che si faccia interlocutrice per il prezzo del latte, che possa cercare di risolvere il problema dei danni causati dai lupi alle greggi, facendo sedere ad uno stesso tavolo imprenditori e industriali. Chiediamo un sostegno economico sull’argomento dei danni subiti dagli attacchi dei predatori, che non rappresentano comunque la soluzione del problema, ma un semplice e parziale palliativo per danni spesso non permanenti e per questo continuiamo a batterci affinché le attività imprenditoriali degli allevatori possano svolgersi senza l’incubo delle predazioni. Questo problema riguarda ogni angolo della nostra provincia con situazioni particolarmente gravi in alcune aree a causa della proliferazione dei predatori, con un crescendo di attacchi che mettono a rischio la sopravvivenza stessa di molte imprese agricole”.

Le manifestazioni servono davvero agli allevatori quindi? A rispondere è Virgilio Manini, allevatore e presidente del Consorzio di tutela Igp agnello pesante, che appoggia la posizione di Coldiretti e sostiene: “Le manifestazioni sono uno strumento importante, ma in questo caso non utile per gli allevatori se non sono funzionali. Credo sia giusto prima avere un confronto con le istituzioni locali e nazionali affrontando i temi più importanti e chiedendo di aiutare il settore della pastorizia. Oggi gli effetti di un insostenibile squilibrio dell’ecosistema si scaricano su allevatori e agricoltori che vedono compromesso il loro reddito; questo non è più tollerabile. Bisogna intervenire subito su ibridi e cani vaganti, attuando le norme contro il randagismo. Poi è necessario che venga fatto un serio censimento sul territorio perché ad oggi non sappiamo la quantità vera di lupi presente. Quello che è sicuro è che la quantità è talmente elevata che si dovrebbe non parlare più di specie protetta, ma di una specie selvatica in modo da poter attuare una selezione e ridurre così gli attacchi. Non può essere la sola agricoltura a sostenere il costo di quelli che devono essere veri risarcimenti per i danni subiti, ma gli interi Governi regionale e nazionale”.

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