Domenica 10 novembre, alle 17 e alle 21, al Teatro degli Industri di Grosseto, andrà in scena “Il malato immaginario” di Molière, commedia in costume diretta e interpretata da Giacomo Moscato, con Eleonora Guelfi, Anna Russo, Beatrice Piazzini, Pietro Begnardi, Filippo Bonifazi, Maria Vittoria Ambrosini, Fabrizio Bonifazi, Niccolò Tuttini e Maria Soldateschi.
Si tratta del terzo dei sette spettacoli organizzati dal laboratorio teatrale Ridi Pagliaccio in occasione del 25° anniversario della sua costituzione, avvenuta il 9 novembre 1994, e del secondo spettacolo della rassegna “Il teatro visibile”, organizzata dalla Fita-Grosseto in co-organizzazione con il Comune di Grosseto.
“Mettemmo in scena ‘Il malato immaginario’, per la prima volta, nel 1999, esattamente vent’anni fa. Fu il nostro primo classico e il nostro primo spettacolo importante, un vero e proprio ‘banco di prova’ per quella che, al tempo, era la più giovane compagnia della provincia di Grosseto – spiega il direttore del laboratorio teatrale Giacomo Moscato -. Ciò che ci ha insegnato questa commedia e il successo che ha riscosso (37 repliche, 8 premi, teatri gremiti e applausi ovunque scroscianti) sono stati determinanti per la storia del laboratorio teatrale Ridi Pagliaccio: le sfide successive (Shakespeare, Goldoni, Simon…) sarebbero state ancora più ardue, ma il coraggio e la determinazione che ci infuse ‘Il malato immaginario’ ci resero audaci e desiderosi di migliorarci costantemente e di misurarci con imprese teatrali sempre più impegnative. Lo spettacolo è dedicato a Gianluca Guelfi: con lui ‘costruimmo’, pezzo per pezzo, la stesura del copione e, negli anni successivi, realizzammo la cosiddetta ‘edizione della summa’, ovvero la versione ampliata e perfezionata della commedia, la stessa che andrà in scena domenica prossima“.
I biglietti dello spettacolo, sono già disponibili in prevendita, al costo di 10,00 euro all’edicola “La Pace” di Grosseto, in via della Pace.
Lo spettacolo
Da molti ritenuto il capolavoro assoluto del teatro di Molière, “Il malato immaginario” (1673) narra le disavventure di un anziano ipocondriaco (Argan), padre di una bella figlia (Angélique), marito di una donna opportunista e fedifraga (Béline) e vittima di uno sciame di dottoroni-avvoltoi salassatori e ciarlatani. I guai cominciano quando, con un patto di matrimonio arbitrariamente siglato, Argan promette la figlia in moglie ad un giovane – quanto babbeo – dottorino di fresca laurea, in modo così da potersi garantire un sereno (…e gratuito) futuro di consulti e di ricette. L’ostilità della figlia, segretamente innamorata di Cléante, e la calcolata ingerenza della moglie, algida esecutrice di un piano truffaldino, finiscono per spingere il povero Argan in una fitta trama di inganni, di equivoci, di burle e di finzioni, giocate – per lo più – sulla sua stessa burbera ed inguaribile ingenuità.
Si tratta, con tutta evidenza, di un atto di accusa graffiante e spietato contro il Seicento dei soprusi culturali e patriarcali, contro le ipocrisie e le logiche di interesse, contro la falsità e gli sterili moralismi, ma il tutto – come nella migliore tradizione molièriana – avviene in un clima di festosa e scoppiettante ilarità, come sospinto da quel vento gioioso e giocoso, brioso e funambolico tipico della commedia dell’arte (del resto chi è Argan se non un Pantalone circondato da servette, innamorati giovani e dottori?). E, di fatto, è proprio da quest’ultimo assunto che prendono avvio le prioritarie linee direttrici di questo innovativo adattamento scenico: basandosi su un’idea di regia vistosamente protesa verso il recupero del geniale ed inesauribile patrimonio comico e satirico dell’opera, la messinscena – attraverso la vivacità dell’intreccio e le sue gustose pirotecnie attoriali (i lazzi, i giochi di parole, i virtuosismi…) – risale all’idea primordiale, agli intenti critico-demolitori, ai presupposti culturali e finanche intellettualistici dell’autore, pur rimanendo estremamente accessibile, divertente, coinvolgente, piacevole… insomma, come il teatro di Molière non dovrebbe mai dimenticare di essere.

