“È dei giorni scorsi l’eccezionale notizia che arriva dalla riserva naturale della Diaccia Botrona, dove a mezzo stampa è stato comunicato in merito ad una delle coppie di falco pescatore presenti nell’area protetta, grazie all’ormai collaudato e funzionante progetto di reintroduzione di questo meraviglioso rapace“.
A dichiararlo, in un comunicato, è il coordinamento provinciale di Maremma Pro Natura.
“Tale nota mette a conoscenza tutti che questa coppia ha deposto nel proprio nido 4 uova, evento importantissimo, ma soprattutto sorprendente, in quanto al massimo una coppia arriva a deporre 3 uova. Siamo felicissimi di questa bella notizia e non possiamo fare altro che sostenere e congratularci con chi sta facendo tanto per il futuro del falco pescatore – continua la nota -. Però oggi facciamo presente che, nella stessa riserva naturale, si sta verificando un altro episodio importantissimo che conseguentemente potrebbe portare problemi sia al falco pescatore sia a tutte le altre specie di uccelli che raggiungo questa zona umida di importanza internazionale per riprodursi e permettere che il ciclo della vita continui. Infatti, l’acqua sta scomparendo creando delle immense distese asciutte“.
“Dovrebbe essere un fenomeno naturale dovuto alle scarse precipitazioni e probabilmente dovuto anche ai forti venti da nord che nei giorni scorsi hanno investito la nostra zona, però ci viene il sospetto che ci sia ancora qualcos’altro sotto. Ricordo che se le condizioni idriche della palude non ritornano alla normalità rischiamo che tutta la nidificazione degli uccelli potrebbe essere compromessa, perciò come associazione ambientalista chiediamo chiarimenti a chi più preparato di noi possa spiegarci e rassicurarci su questo fenomeno e chiediamo inoltre agli organi di polizia competenti di controllare se le tante attività presenti sia all’interno della riserva sia nell’area contigua non stiano prelevando abusivamente acqua pubblica oppure ne stiano prelevando più del dovuto – termina il comunicato –. Certi che le persone e gli enti coinvolti nella ricerca e gestione scientifica dell’area protetta possano rispondere ai nostri quesiti, trovando una soluzione veloce a questo problema che si è verificato in Diaccia. A noi non resta altro che sperare e confidare nella pioggia, restano i mesi di aprile e maggio e poi sarà tutto perso”.

