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“Lady Frankenstein e e l’orrenda progenie”: il libro presentato a Grosseto

di Redazione
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Oggi pomeriggio, alle 17.30, alla Libreria delle Ragazze, in via Pergolesi 3/A a Grosseto, sarà presentato il libro “Lady Frankenstein e e l’orrenda progenie“, a cura di Anna Maria Crispino e Silvia Neonato (Iacobelli editore).

Il libro

Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti – tra cui Mary e il marito Percy Shelley – di scrivere per gioco un racconto dell’orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Mary allora ha 19 anni. «Ci si è chiesti come è possibile che una ragazza tanto giovane abbia concepito un romanzo capace di dare vita al nuovo genere della fantascienza, di scrivere una storia che ha cambiato l’immaginario occidentale e che ha dato un volto alle nostre paure più profonde», scrive Silvia Neonato. La figura dello scienziato che vuole superare ogni limite e la natura del “mostro” infelice e distruttivo ci porta ai nostri giorni, ai cyborg e ai replicanti, alla visione apocalittica del romanzo distopico che immagina l’uomo distruttore di se stesso.

Ma chi era Mary? Era figlia di una coppia straordinaria, radicale e libertaria: il padre, il filosofo liberale William Goldwin, difensore dei più deboli, la madre Mary Wollstonecraft, pioniera del femminismo, autrice di “Rivendicazione dei diritti della donna”. Mary cresce nella nostalgia della madre, morta per setticemia dieci giorni dopo il parto. Nel film Mary Shelley, è rappresentata mentre scrive sulla tomba della madre di cui porta il nome, per farsi ispirare, per tenere acceso il legame con la madre mai conosciuta. Quando scrive la storia del mostro più umano del suo creatore, vive già con il giovane e irrequieto poeta Percy Shelley, sposato e con una figlia. La loro è una vita che ai tempi appariva scandalosa: senza soldi, cambiano continuamente case e amici, viaggiano per tutta Europa, sognano e praticano l’amore libero, sempre con l’urgente bisogno per entrambi di scrivere. Quattro figli, di cui ne resterà vivo uno solo, Percy, che resterà vicino alla madre tutta la vita.

Shelley muore annegato nel mare di Lerici nel 1822. Da allora, Mary non si risposerà più e continuerà a scrivere, opere diverse in cui risuona la sua grande intuizione. Scrive Annamaria Crispino nel saggio conclusivo: «La creatura di Mary Shelley incarna così efficacemente i rovelli della modernità – la funzione della scienza, la relazione all’Altro, al diverso, la solitudine del singolo (un Prometeo “debole” proprio perché unico), la critica della ragione come unica guida dell’agire umano – da uscire letteralmente dalle pagine».

Alle 19.30, dopo l’aperitivo, è in programma la proiezione del film “Mary Shelley, un amore immortale” (2018) della regista saudita Haifaa Al-Mansour, interpretato da Elle Fanning.

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