“Ho letto e apprezzato l’accorato intervento sulla chiusura dell’Ippodromo del Casalone fatto dall’amico Mauro Camuffo, due volte collega, come medico oggi e come Commissario di corse un po’ di tempo addietro“.
A dichiararlo è Andrea Ulmi, segretario provinciale della Lega.
“Seguendone il filo, e rivivendone la trama, in me non ha prevalso la perplessità politica di voler capire perché, se si poteva evitare, quanti posti di lavoro verranno soppressi e quali interessi non dichiarati ci siano dietro, né il dispiacere di vedere disperdersi una cultura, quella del cavallo, da sempre sposata al nostro territorio anche nel mutamento dei tempi, che aveva portato le corse di giorno a maggio, l’illuminazione notturna, che ne aveva fatto un punto di riferimento per i turisti che si avvicendavano fino alla fine dell’estate il mercoledì e il sabato – dichiara Ulmi -. No niente di tutto questo. Mi è salita invece una struggente nostalgia del tempo che fu: ‘al bambino Andrea Ulmi, con tanti auguri’, una busta bianca intestata Società Corse Cavalli, e dentro il pass per le corse del maggio 1968; la nostalgia dei primi soldi estivi guadagnati facendo il giudice di arrivo; mio padre medico dell’ippodromo“.
“Un’intera città che viveva in sintonia con le stagioni del cavallo e del Casalone – continua Ulmi –. Non esiste grossetano che non abbia frequentato l’ippodromo, che non abbia fatto suo il legame con quello spicchio della nostra cultura, che non abbia vissuto la ‘profana sacralità’ di momenti leggeri che scandivano il tempo e il passaggio delle stagioni. È la tradizione e il perpetuarsi nei decenni a creare quella sacralità: nessun nuovo evento, per quanto economicamente rilevante, può competere con quelli storicamente radicati, il palio di Siena, il festival di Sanremo, e nel nostro piccolo la processione di San Lorenzo o il mercato del giovedì“.
“Mi rendo conto di essere un romantico: ma poi mi ricordo che sono anche un consigliere comunale di questa città e il segretario provinciale della Lega. In entrambi i ruoli dunque, mi attiverò per vigilare. Chiederò di capire per quale motivo al Ministero abbiano deciso di trasferire le corse al galoppo a Follonica, ma soprattutto di dismetterle nella patria del cavallo. Voglio capire cosa si intende fare dell’area, che da sempre è stata dedicata al cavallo in tutte le sue declinazioni, allevamento, allenamento e corse, e dedicata al cavallo deve rimanere – termina Ulmi -. Ci è stato sottratto il modo di rivivere un ricordo di qualcosa che appartiene alla nostra terra: non voglio sorbirmi inauspicabili scempi edilizi, voglio che ci siano progetti a favore della città in grado di tener vivi almeno i rami di quella maremmana cultura ippica, visto che le nostre radici ad oggi vengono recise“.

