Antonio Natali, ex direttore della galleria degli Uffizi di Firenze e candidato alle prossime elezioni politiche per Liberi e Uguali, ha partecipato ad un incontro pubblico organizzato a Grosseto dalla coalizione sul tema “Cultura e arte come fondamenti della società“.
Nel corso dell’appuntamento, Natali ha lanciato la proposta di rendere gratuito l’ingresso ai musei italiani.
“La proposta è di quelle che sicuramente faranno discutere, ma quando viene da chi per anni ha diretto uno dei più importanti musei del mondo non può certamente essere presa alla leggera – si legge in un comunicato di Liberi e Uguali -. L’idea deriva dalla presa di coscienza di un fatto fondamentale: l’entità degli incassi per la vendita dei biglietti nei musei statali italiani rappresenta una cifra estremamente bassa rispetto a quello che servirebbe per garantirne l’autonomia finanziaria. Questi incassi, peraltro, si concentrano per lo più in pochi siti maggiori, come il Colosseo, Pompei e appunto la galleria degli Uffizi“.
“Cosa succederebbe se di punto in bianco tutti i musei statali divenissero gratuiti? Secondo lo stesso Natali non solo faciliterebbe l’accesso a tutti i cittadini secondo quanto dice l’articolo tre della Costituzione, ma probabilmente porterebbe ad un serio incremento di visitatori con un ovvio vantaggio di tutto l’indotto e sarebbe un grande segnale di civiltà – continua il comunicato –. I vantaggi per il turismo sono facilmente immaginabili per chiunque e le mancate entrate per le casse dello stato sarebbero abbondantemente ripagate dalla fiscalità generale aumentata dalla mole di lavoro, e quindi di affari, creata dalla quantità di turisti, soprattutto stranieri, che verrebbero in questo modo attirati nel nostro Paese“.
“Impossibile? Mica tanto: chiunque abbia visitato la National Gallery a Londra si sarà accorto che non ha pagato il biglietto. L’Inghilterra è la patria del pensiero liberale, non certo un ‘paradiso socialista’, se lì si è scelto di seguire questa strada probabilmente due conti sono stati fatti, e magari si è scoperto che lasciando i soldi del biglietto in tasca al turista questi ha deciso di spenderli in ristoranti, alberghi o librerie. Il patrimonio culturale e artistico di questo Paese non è il nostro petrolio, il petrolio si brucia per far andare delle macchine e una volta bruciato si consuma inquina e finisce, il nostro patrimonio artistico non merita questa metafora – termina il comunicato –. Però l’arte in Italia è di casa, è un bene da condividere con il mondo e che se valorizzato in modo migliore di quanto non si sia fatto fino ad oggi può creare sviluppo e benessere. Non solo per l’anima“.

