“Da questa settimana cento bambine e bambini che fino all’altro giorno trascorrevano il pranzo mangiando insieme ai propri compagni di classe, saranno allontanati dalla scuola oppure relegati senza cibo in un’aula separata“.
A dichiararlo, in un comunicato, sono i consiglieri comunali del Partito democratico, della Lista Mascagni e di Passione per Grosseto.
“Questo è il risultato del nuovo regolamento per il servizio di refezione scolastica introdotto a maggio dal Comune di Grosseto, fortemente voluto dall’assessore Chiara Veltroni ed approvato dal Consiglio comunale con il plauso (e il voto) dei consiglieri della maggioranza di centrodestra, e naturalmente anche del sindaco – continua la nota -. Quei cento bambini sono i figli dei genitori che hanno omesso di regolarizzare il pagamento degli arretrati relativi al servizio mensa, per importi mediamente di poco più di cento euro. Spesso si tratta di genitori che non versano affatto in condizioni di indigenza, e pertanto sono responsabili di una condotta esecrabile e inescusabile. Ciò, tuttavia, non giustifica la decisione adottata dal Comune di farne pagare il conto ai bambini, oltretutto nel modo più odioso e traumatico: emarginandoli dal contesto scolastico“.
“Non è neppure una questione di alta pedagogia (anche se l’assessore Veltroni qualche libro in materia forse sarebbe il caso che cominciasse a studiarlo), è prima di tutto una questione di civiltà e buon senso – spiegano i consiglieri comunali -. Peraltro l’importanza del servizio di refezione scolastica è fuori discussione, costituendo a tutti gli effetti parte dell’orario scolastico, e lo stesso regolamento comunale gli riconosce ‘una funzione educativa e formativa, che concorre ad attuare il principio di uguaglianza e di contrasto alle discriminazioni, previsto dall’art. 3 della Costituzione’. D’altronde il Comune ben potrà avviare le ordinarie azioni di recupero degli arretrati, anche attraverso Equitalia, i cui esiti saranno verosimilmente positivi se, come dice l’assessore Veltroni, si tratta di famiglie economicamente capienti. Ancor più grave, poi, che tutti i Dirigenti dei sette istituti comprensivi scolastici abbiano avallato una simile scelta, come ci è stato riferito dal Comune in risposta ad una interrogazione che avevamo presentato“.
“Infine, risulta incredibile come il Comune si mostri oggi stupito di come le cose siano andate a finire, e del tutto impreparato a gestire la situazione, considerato che da parte nostra avevamo in più occasioni lanciato l’allarme, proponendo anche delle soluzioni – continua la nota -. Ad esempio fu accolta la proposta del consigliere De Martis di consentire l’accesso al servizio alle famiglie che avessero concordato un piano di rientro, così come fu accolto il nostro emendamento che introduceva strumenti per rendere più incisiva l’attività di recupero dei crediti quando la morosità non dipendesse da situazioni di effettiva indigenza. Restava sul tavolo la necessità di gestire la situazione di quegli alunni le cui famiglie, nonostante ogni sforzo e tentativo, non avessero provveduto a regolarizzare la propria posizione, eventualità che in alcun modo era stata contemplata. Proponemmo allora di prevedere un coinvolgimento delle famiglie e dell’istituzione scolastica per individuare, nei singoli casi, le modalità più idonee a tutelare il prioritario interesse dell’alunno in caso di morosità delle famiglie, ma questa proposta venne respinta senza che nessun’altra venisse avanzata“.
“All’epoca ci domandammo e domandammo al Comune cosa sarebbe accaduto alle bambine ed ai bambini quando, al momento del pranzo, ne sarebbero stati esclusi, tra l’altro non essendo consentito portare il pasto da casa. Ci domandammo e domandammo anche come una simile situazione sarebbe stata gestita dai dirigenti e dal personale delle scuole interessate – terminano i consiglieri di centrosinistra –. Ora lo sappiamo: nel modo più sciocco, cinico e brutale“.

