“Alleghiamo foto della Oasi San Felice, contenuta nel sito protetto Sic Sir Natura 2000 Zps IT51A0012 del Tombolo dopo l’intervento del 10 e dell’11 agosto scorsi. Oltre ad alberi feriti e alle dune fossili (Habitat Europeo prioritario) con solchi di trattore, è rimasto un tappeto di materiale secco trinciato, ritenuto infiammabilissimo non solo dai docenti di 24 Università, ma anche da altri esperti, Carabinieri Forestali compresi. Come mai non viene fatto immediatamente asportare fino all’ultimo frammento e a mano, per evitare ulteriori danni all’habitat?“.
A dichiararlo, in un comunicato, sono Miram Croxatto, dello sportello di Grosseto dell’Adic ex Acu, Franco Tassi, del Centro parchi internazionale, Lamberto Meschinelli, del Coordinamento associazioni e dei comitati ambientali della provincia di Grosseto, Margherita Martinelli, del Gruppo Alberi Sacri, il gruppo spontaneo “Salviamo le Pinete!” di Grosseto, Ugo Corrieri di Isde – Medici per l’ambiente della provincia di Grosseto, Michele Scola, della sezione Maremma Toscana di Italia Nostra, Maria Patrizia Latini, della sezione della provincia di Grosseto della Lipu, Angelo Properzi, del Wwf della provincia di Grosseto.
“Inoltre: l’ordinanza sindacale 57/2017 prescrive ‘la ripulitura e il taglio del sottobosco, da rovi, sterpaglie, materiale secco di qualsiasi natura ed altri rifiuti infiammabili’ – continua la nota -. Non dice di togliere le sclerofille verdi, che bruciano più lentamente del secco. Come mai le hanno eliminate? E se non era possibile effettuare questo tipo di intervento senza eliminare la parte verde ritardante, e senza lasciare il tappeto secco infiammabilissimo, come mai gli esperti a cui si sarà sicuramente rivolto il sindaco non l’hanno avvertito, consigliandolo di prescrivere il taglio con mezzi non invasivi dei soli ‘rovi, sterpaglie, materiale secco di qualsiasi natura ed altri rifiuti infiammabili’? Infine: l’oasi San Felice si estende a nord della via d’acqua di Fiumara. Da quando fa parte di Marina di Grosseto o di Principina a Mare, le uniche due località scritte nell’ordinanza, giusta o sbagliata che sia?“.
“Rivolgiamo queste domande alle istituzioni locali, nazionali ed europee che hanno funzioni di tutela e controllo delle aree protette e invitiamo tutti i cittadini che amano la natura, che sono di certo moltissimi – termina il comunicato –, a fare altrettanto“.

