“L’Intersindacale medica della Usl Toscana Sud-Est si vede costretta a riattivare lo stato di agitazione del settore dell’emergenza sanitaria, sospeso nel marzo scorso, dopo aver preso atto che le rassicurazioni e gli impegni presi dal direttore generale dottor Enrico Desideri sono state integralmente disattese“.
A dichiararlo, in un comunicato, è l’Intersindacale dell’emergenza-urgenza della Usl Toscana Sud Est.
“Ad un anno di distanza dall’accorpamento delle centrali operative 118 di Siena e Grosseto si continua a ‘navigare a vista’, senza un modello organizzativo né per l’emergenza, né per l’organizzazione dei trasporti sanitari ordinari, ed in assenza di un legittimo direttore, individuato tramite le dovute procedure concorsuali; solo la grande professionalità, il senso di responsabilità e l’esperienza di medici ed infermieri che lavorano nel settore da molti anni consentono la gestione quotidiana delle emergenze sul territorio e nei pronti soccorsi; con il passare del tempo tuttavia il rischio per i pazienti e per gli operatori diventa sempre più alto – spiega la nota -. La direzione Deu ha individuato e proposto unilateralmente, in palese contraddizione con le dichiarazioni pubbliche della politica e della medesima direzione, un modello che prevede la demedicalizzazione selvaggia delle ambulanze sul territorio e la riduzione del personale sanitario in tutte le fasi dei processi e dei percorsi sanitari, anche per le patologie tempo dipendenti come l’ictus, l’infarto e il trauma maggiore; come conseguenza anche la mancanza di ‘filtro’ sul territorio, e quindi l’aggravarsi del ben noto sovraffollamento dei pronti soccorsi“.
“Si sceglie un sistema che insieme alle risorse economiche sposta la responsabilità della gestione del cittadino in difficoltà dal personale sanitario al mondo del volontariato, elemento certo indispensabile per il Sistema di trasporto sanitario d’emergenza in Toscana, ma che non può essere abbandonato a se stesso e caricato di responsabilità medico-legali inaccettabili; viene spacciato per un ‘potenziamento’ della risposta all’emergenza sanitaria l’incremento delle ambulanze Blsd (con 1 autista ed 1 soccorritore!) al posto delle postazioni con medico e infermiere, peraltro già prospettato e approvato dai sindaci dell’area grossetana, un territorio e una popolazione in cronica sofferenza per la vastità e per la complessità orografica – continua il comunicato -. Nella Centrale operativa di Arezzo non è presente la figura del medico di centrale, obbligatoria per legge e ribadita come tale dalle più recenti disposizioni della Regione. La cronica carenza di medici, mai affrontata in maniera efficace dalle amministrazioni dei vari livelli tramite una seria politica di assunzioni e turn-over, salvo poi usarla come giustificativo per il taglio di postazioni medicalizzate, farà sì che nella zona senese per la prima volta dal 1997 si dovranno chiudere dei punti di emergenza territoriale per l’impossibilità di coprire i turni nei mesi estivi“.
“Il nostro allarme è reso più forte e più pressante dalla manifesta incapacità delle istituzioni politiche e sociali di rendersi conto di quanto si prospetta a breve: è tuttavia patrimonio comune, oltre che evidenza scientifica, che un soccorso avanzato e quindi efficace sul territorio non può prescindere da un’equipe completa nelle sue componenti diverse e complementari: medico, infermiere e volontari – termina la nota –. Qualunque altra soluzione ipotizzata non rientra nei canoni scientifici universalmente riconosciuti. Si passa da un modello di soccorso avanzato (con sanitari professionisti) a un modello di soccorso di base (con personale volontario), senza neanche l’immorale motivazione del risparmio economico“.
Il comunicato è firmato dal dottor Giacomo Fantozzi, del Sindacato dei medici Italiani, dal dottor Roberto Vecchioni, per Anaao, dal dottor Mauro Marziali, per Cimo, dalla dottoressa Francesca Muti, per Smi-Fvm, dal dottor Gennaro Troncone, per Fp-Cgil.

