“Questi sono momenti particolarmente difficili per l’agricoltura e come Cia vorremo non dover intervenire in questioni strumentali, ma ci sentiamo in dovere di farlo sia per gli agricoltori, ma anche per chi vive in città e per tutelare il nostro ambiente. Lo facciamo perché il nostro territorio, le nostre aziende, ma anche le aree urbane non possono essere in balia dei cosiddetti paladini dell’ambiente che alzano la voce ogni qualvolta tecnici, ingegneri idraulici effettuano dei lavori di messa in sicurezza o di manutenzione dei fiumi“.
Cosi il vicepresidente regionale e presidente grossetano della Cia – Confederazione Italiana Agricoltori – Enrico Rabazzi interviene in merito alla presa di posizione di un gruppo di associazioni che hanno espresso perplessità sui lavori di messa in sicurezza del Ponte dei Francesi in località Grancia.
“Come Cia ci sentiamo obbligati a intervenire in merito a un articolo apparso sulla stampa, nel quale sei associazioni ambientaliste giudicano gli interventi del Consorzio di bonifica, lungo il fiume Ombrone in località Grancia, esagerati e troppo invasivi. A chi mette in discussione interventi effettuati da esperti e tecnici – continua Rabazzi – che godono della fiducia delle istituzioni e anche della nostra, giudicandoli un potenziale danno alle specie animali, a chi sostiene che serve un’apposita e precisa pianificazione, ricordiamo che noi siamo i primi a voler tutelare l’ambiente e ogni forma vivente, ma siamo anche consapevoli che ogni mancato intervento di manutenzione è una bomba ad orologeria. E la cronaca ne è testimonianza. Inoltre, pur nel rispetto di ogni idea, non è più accettabile che il nostro settore debba sottostare a valutazioni e critiche di chi è sempre a favore della politica del ‘No’” .
“Siamo certi che il lavoro messo in atto sia frutto di attento studio e di una valutazione e come tale necessario per garantire la tutela di tutto un territorio. Forse sono nel dimenticatoio i danni causati dalle ultime inondazioni e dalla mancata manutenzione e pulizia dei corsi d’acqua, danni non solo alle aziende agricole, per le quali forse non c’è interesse, ma anche alle zone abitate e a tutto il comprensorio. Inoltre – precisa il presidente –, in questo caso specifico i lavori sono necessari per consolidare le sponde; effettuare interventi parziali significa lasciare i fiumi a rischio esondazione alle prime piogge. Una volta erano gli agricoltori frontisti a ripulire gli argini, oggi questo non è consentito dalla legge, per questo come Cia plaudiamo al lavoro fatto dal Consorzio di Bonifica e invitiamo lo stesso ad andare avanti e a metterli in sicurezza ripulendoli dalla vegetazione, dai tronchi e dalla ghiaia“.
“Agli amici ambientalisti – conclude Rabazzi – ricordiamo che sono proprio gli agricoltori i primi custodi del territorio, proprio per questo riteniamo che non si possano limitare gli interventi per tutelare e mettere in sicurezza proprio lo stesso territorio, che consente a noi agricoltori di sopravvivere e agli altri di avere una migliore qualità di vita“.

