“L’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte è necessario per il 96% degli italiani, che lo ritengono un elemento rilevante di trasparenza per fare scelte di acquisto consapevoli”.
E’ quanto afferma Andrea Renna, direttore di Coldiretti Grosseto.
La Coldiretti ha fortemente sostenuto il decreto che introduce in etichetta l’indicazione obbligatoria dell’origine per i prodotti lattiero-caseari, adesso si attende la firma da parte dei Ministri delle politiche agricole, Maurizio Martina, e dello sviluppo economico, Carlo Calenda, dopo il via libera comunitario e il parere positivo delle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato e l’intesa raggiunta nella Conferenza Stato Regioni.
“Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, senza che fino ad ora questo sia stato obbligatorio da riportare in etichetta – continua Renna -. Si tratta anche di un importante segnale di cambiamento anche a livello comunitario, dove occorre proseguire nella battaglia per la trasparenza“.
1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia possono finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro formaggi e yogurt, che è garantita da livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea, con 49 formaggi a denominazione di origine realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione.
L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che, con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare, ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004.
Da allora, molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa, ma l’etichetta resta anonima per circa 1/3 della spesa: dai salumi ai succhi di frutta, dalla pasta al latte a lunga conservazione, dal concentrato di pomodoro ai sughi pronti fino alla carne di coniglio.
L’Italia, sotto il pressing della Coldiretti, ha fatto scattare il 7 giugno 2005 l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy, mentre a partire dal primo gennaio 2008, l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.
“A livello comunitario – conclude Renna –, il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca”.
Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.
L’etichetta di origine sulla spesa degli italiani
Cibi con l’indicazione di origine: carne di pollo e derivati; carne bovina; frutta e verdura fresche, uova, miele, passata di pomodoro, latte e formaggi, pesce, extravergine di oliva.
Cibi senza l’indicazione di origine: salumi, carne di coniglio, carne trasformata, frutta e verdura trasformata, derivati del pomodoro diversi dalla passata, concentrato di pomodoro e sughi pronti, derivati dei cereali (pane, pasta), riso.

