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CineVisioni: la recensione di Alla ricerca di Dory

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Nel 2003 abbiamo assistito, con grande partecipazione emotiva, alla commovente storia di Alla ricerca di Nemo. Tredici anni dopo arriva un nuovo lungometraggio firmato Pixar che nel titolo promette di essere un sequel.

Ed in effetti troviamo Dory, pesciolina chirurgo amnesica, che conduce una vita tranquilla in compagnia di Marlin e Nemo, perduto e ritrovato un anno prima. Già nel primo Nemo si intuiscono le doti empatiche della smemorata Dory, che ora vengono sfruttate appieno in una storia che la vede protagonista di una ricerca spasmodica dei genitori, che l’hanno “perduta” anni prima.

Dory ha problemi serissimi con la memoria a breve ma, a quanto pare, non con quella a lungo termine, tanto da sfidare la corrente per ritrovare la propria storia ed, in definitiva, se stessa. Affiancata da Marlin e Nemo, giunge in California e sarà internata in quarantena presso l’Istituto Oceanografico, ove farà la conoscenza della piovra di nome Hank. Completano il quadro Nemo e Marlin trasportati da un secchiello, uno squalo balena miope ed un beluga dal sistema di ecolocazione piuttosto difettoso.

Alla ricerca di Dory, sin dal titolo, è un chiaro tentativo di sfruttare il successo, tuttora vivo, di Alla ricerca di Nemo. Tuttavia la pellicola trae maggiore ispirazione da Inside Out che dal dichiarato predecessore. Sono infatti prevalenti gli aspetti introspettivi ed emozionali rispetto alla trama avventurosa e “leggera”.

Dory è sicuramente una pesciolina problematica e questo da il “la” ad una storia chiaramente improntata all’introspezione, con un particolare accento sulla disabilità. La soluzione, come spesso accade nelle storie firmate Pixar, sta nella collaborazione ed, in definitiva, nella comunità e nella solidarietà.

Inoltre, nel comportamento di Dory è facile leggere un elogio della creatività e persino del pensiero laterale.

Alla ricerca di Dory, tuttavia, non ha l’energia del primo Nemo e si perde spesso e volentieri in sottotrame ed episodi secondari che confondono, quasi a mascherare una crisi di idee tipica di moltissimi sequel. Un sicuro campanello d’allarme in casa Pixar.

Andrew Stanton firma sia la regia che la sceneggiatura, così come era già accaduto in Wall-E ed in A Bug’s Life, ma il risultato presenta alcune pecche fondamentali. Rimane quindi il gusto dolceamaro di una bella storia, anche con aspetti di imprevista profondità, ma non sfruttata a sufficienza, spesso indulgendo a facili espedienti chiaramente mirati ad accattivarsi un pubblico non troppo esigente.

Se avete figli, è comunque una storia gradevole e ricca di significati educativi. Altrimenti, sarà un’altra l’occasione per gustare un film d’animazione convincente, sebbene questo sia ben fatto.

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