Si è costituito il comitato provinciale di Forza Italia per il “No” al referendum sulla riforma costituzionale. E’ presieduto dal coordinatore provinciale Sandro Marrini e composto da Roberto Berardi, Elisabetta Ripani, Marco Biagioni e Luciano Giulianelli.
“Per Forza Italia, dopo il successo registrato alle elezioni amministrative, si apre un’altra importante sfida, che in questo caso riguarderà tutti i livelli della politica – spiega in un comunicato del coordinamento provinciale di Forza Italia Grosseto – . Come anticipato dal coordinatore regionale del partito Stefano Mugnai nel corso dell’ultima visita a Grosseto “‘è ora di portare avanti un’altra importante sfida, che è quella del ‘No’ al referendum sulla riforma costituzionale: da questo appuntamento dipende il futuro del Paese e quindi dell’equilibrio di tutte le Regioni e delle realtà locali. Forza Italia Grosseto parte avvantaggiata perché arriva dal successo appena registrato alle elezioni amministrative: durante la campagna elettorale si è formato un gruppo molto affiatato che sarà all’altezza di comunicare l’importanza di votare ‘No’ al prossimo referendum sulla riforma costituzionale. Una riforma che è voluta dalla finta maggioranza del premier Matteo Renzi, un vero e proprio colpo di mano, che non servirà a fare il bene della nostra Italia. Dobbiamo difendere la Costituzione, che è di tutti gli italiani’. Bisogna dire ‘No’ perché, con un uomo solo al comando, salterebbe l’equilibrio tra i poteri costituzionali“.
“Bisogna dire ‘No’ perché così non si supera il bicameralismo le funzioni attribuite al nuovo Senato sono ambigue, così come le modalità di elezione dei senatori. E bisogna dire ‘No’ perché con questa riforma non funzionerebbe più il riparto di competenze tra Stato, Regioni e autonomie locali, e si introdurrebbero profonde lacune – termina il comunicato -. Tra i motivi del ‘No’ c’è anche il fatto che si sostituisce il centralismo al pluralismo e alla sussidiarietà, creando inefficienza. E ‘No’ anche perché, pur riducendo il numero dei senatori, non si tagliano i costi della politica: anzi, aumenteranno, così come i prevedibili conflitti tra Camera e Senato“.

