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Verso il ballottaggio, alternanza o continuità: chi ne ha paura?

di Carlo Vellutini
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Alternanza o continuità, chi ne ha paura? E’ la domanda che ogni analista politico dovrebbe porsi di fronte ad una situazione di grande incertezza.

Grosseto non è da meno, soprattutto a pochi giorni da un ballottaggio che, così incerto, non lo è stato dal 1993, quando Loriano Valentini vinse per poche centinaia di voti contro Fausto Giunta.

Rispetto al passato, però, oggi, in un mondo in cui una parola ha maggiore eco rispetto al passato grazie alla potenza dei social network, le polemiche che prima restavano relegate ai media tradizionali arrivano direttamente sugli smartphone dei cittadini che, praticamente, ventiquattro ore su ventiquattro, possono tastare il polso di quanto sia bollente il termometro elettorale. Questo non esclude nessuno, dal personaggio più in vista, alla persona che, magari, si interessa alla politica solo il giorno in cui si reca al seggio per votare.

Una situazione che, forse questa è la cosa peggiore, sembra allontanare la gente dalle urne. Testimonianza ne è il 33 per centro di grossetani che al primo turno delle elezioni amministrative ha deciso di disertarle. Una percentuale superiore solo a quella dell’ultimo ballottaggio. Il rischio è che l’astensionismo prosegua ancora. Al di là delle idee di ognuno di noi, dovrebbe essere ben chiara una cosa: che questa è la peggiore sconfitta che la politica subire, cioè spingere una parte cospicua della cittadinanza a non esprimere una preferenza.

Da qui la seconda riflessione. Quella cioè del contenuto delle polemiche, cioè brandendo la spada dell’antifascismo, antirazzismo, antisemitismo contro Antonfrancesco Vivarelli Colonna, o quella della discontinuità a tutti i costi contro Lorenzo Mascagni. Non è così che si convince la gente che il proprio è il miglior candidato. Anzi, sotto sotto, gli si creano anche danni. Il perché è chiaro. Se la gente infatti si allontana dalla politica è perché, al di là di chi governi, la vita del cittadino comune non cambia in maniera sostanziale, o almeno non lo ha fatto negli ultimi due decenni.

E’ inutile negare che chi ha vissuto la Grosseto post Prima Repubblica con giunte a guida centrodestra o di centrosinistra, può dire che, oltre a qualche scelta che può avere condiviso o meno, in realtà la direzione intrapresa è stata quella di tante altre città che sono state governate da giunte di colori vari. Perché? Anche qui la risposta è semplice: perché ormai amministrare una città senza risorse è difficile per chiunque. Proprio per questo sarebbe opportuno lasciare da parte polemiche sterili e far confrontare i candidati.

Perché ancora oggi – di questo bisogna esserne convinti- con le capacità, un po’ di fantasia, magari anche ascoltando la gente, si può comunque fare un buon lavoro. E allora da un lato l’alternanza può dare motivazioni e stimoli nuovi e voglia di fare da tradurre in buon governo, così come la continuità può dare quella conoscenza della macchina amministrativa che può aiutare a farla funzionare meglio.

Dunque viva l’alternanza o viva la continuità, se queste possono servire a far ripartire la città ed a riavvicinare la gente alla politica. Ma, per favore, lasciamo da parte polemiche poco costruttive e prese di posizione che sanno di poco e che non conducono ad una città migliore, semmai la dividono ancor di più e qui non si sta giocando un derby calcistico, ma con il futuro della gente. Dunque viva Vivarelli Colonna o viva Mascagni se sapranno tradurre le loro idee in buon governo e, soprattutto, non tirate per la giacchetta i cittadini.

Perché per essere convinti ad andare a votare non hanno bisogno di polemiche, ma di proposte concrete e costruttive che diano risposte alle problematiche con cui, ogni, giorno a Grosseto, come nel resto d’Italia – e forse d’Europa – si trovano a convivere. Perché l’errore più grande sarebbe pensare che la nostra città viva in un mondo tutto suo. Fa parte invece di un contesto più ampio che, se guardato nel suo complesso, la rende una goccia impercettibile nell’oceano.

1 commento

tony 15 Giugno 2016 | 11:24 - 11:24

Non so sulla base di quali modalità o tecniche di marketing comunicativo i due candidati grossetani siano stati istruiti dalle relative coalizioni, ma dal punto di vista qualitativo era meglio se delegavano il tutto alla sola propaganda con i manifesti elettorali. Forse ci hanno messo troppo del proprio, facendo alcuni errori palesi, come la strumentalizzazione dei potenziali voti del M5S ; ma l’errore più palese lo ha fatto purtroppo Mascagni cadendo in una trappola mediatica che gli ha teso Vivarelli Colonna, molto scaltro quest’ultimo nel tendere la mano concretamente a Gori e compagnia. Ritenevo che Vivarelli Colonna avrebbe potuto vincere il ballottaggio allo sprint con meno di 1000 voti di vantaggio, circa 300/400, ma adesso, dopo la campagna elettorale finale degli ultimi giorni, credo che non ci sia proprio più storia. Vivarelli Colonna arriverà al traguardo a braccia levate. Responsabilità forte di un PD disunito, allo sbando, che dovrà riflettere da lunedì sulle macerie di una pesante sconfitta. Questa la mia previsione.

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