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Sanità: contro i timori necessarie risposte concrete

di Carlo Vellutini
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La sanità tra gli argomenti di dibattito è sicuramente uno dei temi che coinvolge di più la gente.

Chi è che non ha mai avuto a che fare con un ospedale, o direttamente o indirettamente? La risposta appare scontata. Non è un caso che la riforma del sistema sanitario stia spaventando molto le persone che vedono un rischio in una Asl che si allontana, almeno nei vertici, dai territori con la logica dell’area vasta. Insomma, il passaggio da almeno un’azienda per provincia a tre totali in tutta la Regione rappresenta un campanello d’allarme che non va sottovalutato.

Vanno bene i risparmi che sono sempre necessari, specie in un settore dove, a livello nazionale, si sono registrati non pochi sprechi. E’ però anche vero che quando si parla di salute e servizi che possono venire meno il cittadino tende a preoccuparsi. Qui è necessario che la politica si attivi per rassicurare non con le parole, ma con i fatti concreti, cercando di indicare soluzioni che siano concrete e comprensibili a tutti.

Se uno infatti dovesse passare davanti all’ospedale Misericordia di Grosseto e lo vede quasi raddoppiare con la nuova ala non pensa certo ad un depotenziamento dello stesso; anzi, può ipotizzare una struttura che cerca di diventare sempre più efficiente. Così come è normale che i presidi di riferimento nelle varie province facciano, a loro volta riferimento ad una struttura universitaria che, nel caso di Grosseto, è Siena.

La domanda, però, sorge sugli ospedali periferici. Basteranno le rassicurazioni avute per i cittadini che ne temono un depotenziamento? Questo è un quesito legittimo che necessita di risposte non a parole, ma concrete.

Il caso dell’anziano di Orbetello che ha dovuto essere trasferito a Bibbiena, dunque a 230 chilometri di distanza, per mancanza di posti, non fa altro che aumentare l’allarme e la preoccupazione. Così come gli interventi, a volte anche forti nei toni, dei sindaci.

La provincia di Grosseto, d’altra parte, è diversa da molte realtà della Toscana, basta frequentarla per rendersene conto. Le distanze tra molti paesi ed il capoluogo sono importanti ed anche il trasferimento di un malato crea disagi, soprattutto se non si tratta di una patologia che richiede un intervento particolare. Così come non è sempre semplice raggiungere il capoluogo dove è presente l’unico punto nascita della provincia.

Gli ospedali periferici, dunque, non debbono diventare solo dei grandi pronto soccorso, come qualcuno teme, ambulatori o luoghi di ricovero per persone anziane, ma dovrebbero diventare strutture efficienti, sempre più collegate alle altre attraverso le nuove tecnologie e che, soprattutto, sappiano dare risposte ai cittadini che, a volte, hanno solo la sfortuna di vivere in realtà che senza i servizi primari tenderebbero a spopolarsi ancora di più. Il tutto con quel personale medico ed infermieristico che, sempre più spesso, con competenza e dedizione riesce a dare quelle risposte di cui i cittadini necessitano, ma che sempre con altrettanta frequenza lamenta il fatto di lavorare in emergenza. Che tradotto in gergo dovrebbe essere qualcosa di straordinario e non la regola.

E’ anche per questo che i cittadini chiedono risposte concrete e puntuali, che si traducano in servizi migliori.

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