Introduzione di uno specifico bollino “capofree” per le produzioni agricole libere dal caporalato; liste di prenotazione nei centri territoriali dell’impiego alle quali gli aspiranti lavoratori possano iscriversi e dalle quali gli stessi datori di lavoro possano attingere; potenziamento dell’attività ispettiva; incentivi agli imprenditori che regolarizzino i rapporti di lavoro; forme di salvaguardia per i lavoratori migranti privi di permesso di soggiorno che fanno emergere, con la propria denuncia, forme di sfruttamento della manodopera.
Questi, in estrema sintesi, i punti cardine della proposta di legge presentata in Parlamento da Sinistra Italiana, ed appoggiata anche da Rifondazione Comunista e Possibile, per combattere il caporalato, un fenomeno drammaticamente diffuso ormai anche in Maremma, dove lavorano irregolarmente decine di migranti, molti dei quali vengono reclutati a Grosseto, diventata un punto di partenza per gli autobus dei caporali.
“Il caporalato è un fenomeno da estirpare e che si sta estendendo a macchia d’olio in tutta Italia in questo particolare momento di crisi economica – sottolinea il senatore di Sel Dario Stefano, uno dei firmatari della proposta di legge -. Negli ultimi anni, il caporalato ha saputo trasformarsi. Sono cambiati i soggetti coinvolti: non sono sfruttate solamente le donne, ma anche immigrati e disoccupati, che lavorano a tempo pieno e sono miseramente pagati. Adesso, il caporalato non allunga i suoi tentacoli solamente sull’agricoltura, ma anche sull’edilizia, sul manifatturiero e sull’autotrasporto. Bisogna far emergere queste realtà ed è questo uno degli obiettivi della nostra proposta di legge“.
La lunga proposta di legge prevede inoltre l’individuazione degli “indici di congruità“, ossia parametri che definiscono il rapporto tra la quantità del prodotto, indice dei relativi prezzi e la quantità necessaria delle ore lavorate, quale condizione per godere delle agevolazioni comunitarie, nazionali e regionali, dirette o indirette che siano, sia pure consentendo un motivato scostamento da parte delle imprese che ottimizzino i fattori della produzione, e quale strumento per indirizzare i controlli, al di fuori di ogni logica di casualità.
“E’ surreale – dichiara la deputata grossetana di Sel Marisa Nicchi – che ogni notte decine e decine di lavoratori possano essere reclutati dai caporali in mezzo alla strada, ai distributori di benzina, senza che nessuno faccia niente per stroncare questo fenomeno. Com’è possibile che, dopo aver appurato l’esistenza di questa situazione, i caporali possano continuare ad esercitare il loro potere su queste persone senza alcun diritto? Dove sono i controlli^ Dov’è lo Stato?”.
Inoltre, in relazione al delitto di sfruttamento del lavoro, la proposta di legge prevede la responsabilità in solido tra produttore di beni primati e commercializzazione degli stessi, nonchè la sospensione della partita Iva quale misura cautelare interdittiva che vada da un minimo di tre mesi ad un massimo di sei mesi.
“Il fenomeno del caporalato è particolarmente presente in Maremma, un territorio a vocazione agricola – spiega il coordinatore provinciale di Sel, Marco Sabatini -. Questa situazione ha fatto nascere molte iniziative in provincia di Grosseto, ma c’è ancora la necessità di conoscere profondamente le norme per estirpare lo sfruttamento dei lavoratori”.
“Siamo soddisfatti che a Grosseto sia nato un fronte comune che vuole combattere il caporalato – dichiara Maurizio Buzzani, segretario provinciale di Rifondazione Comunista -. A questa spinta, però, mancano ancora due elementi: una ricerca sociologica sul caporalato in Maremma e la conoscenza delle norme giuridiche in materia. Inoltre, è indispensabile sviluppare sinergie con l’Ordine degli avvocati e i magistrati grossetani per contrastare questo fenomeno”.
“Il nostro movimento vuole chiedere un incontro al Prefetto di Grosseto per denunciare la situazione del caporalato in Maremma – dichiara Andrea Santini, portavoce di Grosseto Possibile –. Una delle azioni possibili per combattere il fenomeno è rappresentata da una maggiore integrazione degli immigrati nel territorio per arginare lo sfruttamento dei lavoratori”.

