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Massa Marittima, Giusi Biolatto si dimette da segretaria e lascia il Pd: “Non mi riconosco più nel partito”

di Redazione
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Giusi Biolatto si è dimessa dall’incarico di segretaria del circolo del Partito Democratico di Massa Marittima ed ha deciso di uscire dal partito.

Nel lontano 2007, quando il progetto per un nuovo partito di sinistra volgeva alla conclusione, tutto stava passando nella mia testa tranne il pensiero che un giorno avrei lasciato a malincuore, ma con ferma convinzione, questo raggruppamento politico che di sinistra, a mio parere, ha ormai ben poco – spiega Giusi Biolatto in una lettera indirizzata a Matteo Renzi e ai vertici regionali e locali del partito -. Durante questi anni ho partecipato con sincero entusiasmo ad ogni attività legata alla crescita e allo sviluppo di questo grande partito, specialmente dopo la mia elezione come segretario di circolo. In quei primi mesi il Pd era un sogno, era la grande alternativa alla destra di Berlusconi”.

Ho iniziato ad avere le prime perplessità con le primarie del dicembre 2012, che personalmente non ho mai condiviso. Quelle elezioni per me sono state l’inizio della fine, perchè non ho mai creduto alle dichiarazioni fatte da Renzi prima delle votazioni: ‘Niente premi di consolazione, se perdo le primarie rimango a fare il sindaco e non vado in Parlamento, non vado a fare il Ministro. Dopo di che vorrei lo stesso atteggiamento da parte di altri. Chi perde dà una mano, ma senza legare i propri contenuti ad una sistemazione personale. Niente sgabelli’ – continua Giusi Biolatto -. Di lì a poco abbiamo assistito alla caduta di Bersani e all’arrivo di Letta. La mia iniziale esaltazione iniziò ad affievolirsi ulteriormente il 13 febbraio 2014, quando Matteo Renzi, con una mozione di sfiducia nei confronti del suo compagno di partito Enrico Letta, si assicurò il posto di premier, incaricato personalmente dall’allora Presidente della Repubblica Napolitano. Nonostante la mia immediata diffidenza nei confronti del carismatico sindaco di Firenze, rimasi nel partito”.

Inizialmente, restai perchè credevo, e credo tutt’ora, che le possibilità si debbano dare a tutti; in seguito, perchè credevo che si potesse continuare a dare un contributo al partito dall’interno, attraverso battaglie, confronti, ed un’opposizione radicale, ma costruttiva. Da quel 13 febbraio 2014, in un anno e poco più di Governo Renzi, osservando costantemente le proposte di legge, l’agenda parlamentare, i movimenti del premier e l’utilizzo di strumenti di approvazione delle leggi al limite della garanzia costituzionale, come ad esempio l’utilizzo smodato dei decreti legge, le mie perplessità politiche si sono incrementate – sottolinea la segretaria dimissionaria -. Vorrei solo citarne alcune:

  • gli 80 euro elargiti a ridosso delle elezioni al Parlamento Europeo, senza inserire criteri che garantissero il bonus agli effettivi bisognosi;
  • il cosiddetto Jobs Act, anche questo a limite di costituzionalità, che rende il lavoratore, già parte debole nel rapporto di lavoro, ancora più debole e costretto a comprimere quei diritti per i quali la sinistra si è sempre battuta;
  • da ultimo, le candidature di personaggi poco raccomandabili e le modalità d’approvazione del decreto sulla buona scuola”.

E così, nel corso di questo periodo, breve, ma molto sofferto per i profondi sconvolgimenti che il Pd sta vivendo, mi sono resa conto che, i confronti, il dialogo e le discussioni fino a non molto tempo fa propri del Partito Democratico, non sono più realizzabili e che il Pd ormai non è altro che un partito schiacciato da un unico pensiero imperante, un unico pensiero che non accetta critiche, confronto (sale della democrazia), nuove proposte o opinioni altrui. Credo che un partito sia tutt’altro che una promessa di fedeltà assoluta al ‘capo’, ma penso invece sia un luogo di confronto, di nascita di nuove idee e aperto al dialogo. Questi sono i motivi principali che mi spingono ad andarmene. Come potrei rimanere in un partito del quale non condivido più la linea politica e che non mi rappresenta più? Andrei contro i miei ideali e la mia onestà intellettuale che mi hanno sempre contraddistinta – conclude Giusi Biolatto. Ringrazio tutte quelle persone che ho incontrato durante la mia militanza politica, persone meravigliose che saranno sempre parte di me, che mi hanno dato e lasciato tanto, arricchendomi sotto il profilo politico, ma soprattutto umano. E così, citando una famosissima canzone dei Pink Floyd, devo ammettere a malincuore che ‘the dream is gone’, il sogno è svanito, ma a differenza del protagonista, io non sono ‘piacevolmente insensibile’, ma faticosamente e tristemente consapevole di non appartenere più al Partito Democratico”.

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