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Premio Monicelli : la compagna del regista si dissocia dall’assegnazione a Carlo Verdone

di Redazione
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Attraverso una lettera aperta, Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli, contesta l’assegnazione del premio dedicato al grande regista a Carlo Verdone.

Nella lettera, la signora Rapaccini denuncia di essere stata consultata solo quando il premio grossetano è nato e poi, anno dopo anno, sempre meno regolarmente fino – a quanto pare – al silenzio totale.

Cosa ancora più importante, la signora Rapaccini sottolinea che l’evento grossetano non considera l’aspetto più radicato ed attuale dell’opera e della figura di Monicelli, la sua critica profonda del presente e della società. Aspetti che avevano portato Monicelli, specie negli ultimi anni, ad appellarsi sempre di più ai giovani, affinché si ribellassero alle ingiustizie e agli squilibri che si danno per scontati. E che crescono sempre di più.

L’evento grossetano, insomma, dice la compagna di Monicelli, a vederlo, appare basato sul Monicelli di ‘Amici miei’, non su quello di ‘Un borghese piccolo piccolo’ e ‘I compagni’. Film che aggredivano lo stato delle cose, come il primo, e che ponevano l’accento sulla speranza di un futuro diverso, come il secondo.

La signora Rapaccini, dunque, nel concludere la lettera, sottolinea che ‘con dispiacere si dissocia dal premio Monicelli di Grosseto e dalle sue scelte’.

«Ora, quando si fanno eventi culturali che si richiamano all’opera e alla figura di un autore importante – un pittore, uno scrittore, un cineasta, e simili – il modus operandi vuole che lo si faccia comunque in accordo con la famiglia e con chi ne è l’erede spirituale e materiale – si legge in una nota del Movimento 5 Stelle di Grosseto- . Questo perché non ci si può richiamare al magistero e all’insegnamento di un autore, se le persone vicine a quell’autore sono distanti da noi o ci sconfessano. E anche perchè sono proprio quelle persone, spesso, ad essere le depositarie del vero insegnamento dell’autore, e di come lui voleva essere ricordato, per quali lasciti spirituali, quali ricerche o creazioni.

Il premio Monicelli di Grosseto – dice la compagna – sembra più un’occasione ‘nazional-popolare’ fatta per ragioni di vetrina e di ‘red carpet’.

Se questo corrisponde al vero – e crediamo che un ampio dibattito fra tutti gli attori della questione, e i cittadini, possa chiarirlo – allora l’unico modo di procedere, secondo il M5S, è tentare di ricreare un dialogo con la signora Rapaccini. Sanare la ferita. Cambiare l’atteggiamento del premio».

Il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, invece conferma che la Città di Grosseto è orgogliosa di poter conferire, nell’ambito della serata dedicata alla commedia italiana, una speciale onorificenza alla carriera a Carlo Verdone con la seguente motivazione: “Per l’eccellenza con la quale ha portato ad una sorprendente e unica fusione le sue doti di attore al servizio di quelle di regista del suo cinema, per il valore e la ricchezza dell’arte della sua commedia, fatta di osservazione prensile e critica di costume ma anche di attenzione ai sentimenti e alle debolezze dei propri personaggi, per l’attenzione e la continuità con le quali, il suo sguardo, ha visto crescere, mutare e trasformare senza posa la società e i costumi del nostro Paese dalla fine degli anni ’70 ad oggi: senza mai perdersi alcuna mostruosità o dolcezza che ha scrutato con apprensione e curiosità all’orizzonte”.

A difendere l’assegnazione del premio a Carlo Verdone anche Mario Sesti, curatore del premio stesso: «Disse Mario Monicelli negli anni ’80: “Verdone fa i suoi film, è un personaggio ormai collaudato. A mio avviso lui ha delle grosse qualità di osservazione, sa cogliere degli aspetti tipici dell’attore della commedia all’italiana. Se riuscirà a prendere le distanze da un certo romanismo che ne fa l’epigono di Sordi, diventerà certamente un grande. E credo che lo possa fare perché è intelligente e preparato culturalmente”. Credo non ci sia risposta migliore alle riserve di Chiara Rapaccini che io e Loriano Valentini avremmo volentieri discusso, come facciamo con chiunque – il nome Monicelli non è monopolio di nessuno: i suoi film e il suo cinema appartengono a tutti – se le avessimo conosciute in tempo invece che a mezzo stampa. Non solo noi, ma la stragrande maggioranza del mondo del cinema, oltre che il pubblico, ritiene che Verdone sia diventato da anni quel grande che diceva Monicelli e in ogni caso il Premio Monicelli nasce proprio dall’idea di costruire un premio per tutti quegli autori che siccome sono diventati grandi con un genere apparentemente minore come la commedia vengono regolarmente sottovalutati dai festival o dalle istituzioni. Questo episodio è l’ennesima dimostrazione di quanto sia diffuso questo pregiudizio: il compito della critica, e degli appassionati di cinema, è proprio quello di superare e ignorare questo pregiudizio. La città di Grosseto, e tutti gli amanti di cinema, attendono il 7 marzo per vedere Verdone ricevere una onorificenza che tutti, ma proprio tutti, pensano che lui e si suoi film meritino da tempo».

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