Una lettera ai candidati sindaci delle prossime elezioni amministrative in Maremma, in cui i vertici di Confagricoltura Grosseto esprimono tutte le loro preoccupazioni e propongono eventuali soluzioni nei confronti delle problematiche locali e nazionali che affliggono il comparto agricolo.
Il contenuto della missiva è stato illustrato da Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Paolo Rossi, rispettivamente presidente e direttore di Confagricoltura, nel corso di una conferenza stampa.
“Il settore agroalimentare vive oggi un momento delicato – ha spiegato Vivarelli Colonna -. Da un lato la fase della trasformazione e della distribuzione alimentare italiana che subisce la globalizzazione del mercato, dall’altra l’attività agricola in senso stretto, che soffre evidenti problemi di competitività. Lo dimostra il calo del valore aggiunto, per cui i costi di produzione crescono più del fatturato, e la contrazione degli addetti agricoli, sia autonomi che dipendenti. Inoltre, si registra un calo dei consumi delle famiglie. Teniamo conto che la differenza tra il primo trimestre 2014 e 2013, secondo i dati forniti dalla Camera di Commercio, indica per il settore primario, che può contare in provincia il 33,1% delle imprese complessive, oltre tre volte il valore medio regionale, un saldo negativo tra nuove e cessate di 93 unità”.
I vertici di Confagricoltura hanno fatto poi un breve cenno alla prossima trasformazione delle Province, con la chiusura del tradizionale assetto ricoperto fino ad oggi dall’ente.
“La nostra associazione giudica positivo il lavoro svolto dalla amministrazione provinciale in campo agricolo e non sono in discussione le persone o i risultati – hanno sostenuto Rossi e Vivarelli Colonna -. E’ stato deciso dunque che nella logica di ridisegnare l’assetto complessivo dell’amministrazione pubblica, si operi una semplificazione depotenziando proprio le Province. Questo porterà a breve a trovarci in mezzo al guado e prevediamo che non sarà facile riorganizzare materie come l’agricoltura, l’ambiente e la pianificazione territoriale che, tra conferme e cambi di competenza, verranno comunque interessate dai nuovi assetti. Diamo ai futuri sindaci fin da ora la nostra collaborazione. A loro, ma soprattutto ai decisori nazionali, chiediamo di cogliere l’occasione di questa riforma per una vera e profonda semplificazione burocratica”.
Confagricoltura ha illustrato quindi la situazione dei lavoratori e le richieste che l’associazione indirizza in questo ambito alle istituzioni locali.
“Le leggi e gli strumenti di pianificazione del territorio non devono diventare un vincolo per lo sviluppo, in particolare sulla disciplina della demolizione e della ricostruzione, e per la salvaguardia del suolo agricolo. Occorre prevedere come priorità l’uso del suolo a scopo agricolo produttivo – hanno sottolineato i vertici di Confagricoltura Grosseto -. In particolare, a nostro avviso, viene sì permesso il cambio di coltivazioni tra diverse specie, ma si lascia ancora adito a possibili diverse interpretazioni per quanto riguarda le tipologie di impianto da adottare per il sostegno individuale alle colture e per le sistemazioni idraulico – agrarie. Ad esempio, anche il cambio di coltivazione senza opere edilizie è un’operazione agraria che non necessita di titolo abilitativo o dichiarativo”.
“Se è vero che molte materie agricole sono di competenza provinciale e regionale, è fondamentale il rapporto tra aziende agricole e amministrazioni comunali – hanno continuato Vivarelli Colonna e Rossi -. Chiediamo ai futuri sindaci e alle amministrazioni locali uno sforzo per conoscere l’agricoltura e le aziende agricole del loro territorio. Notiamo spesso, senza polemica, che tanti amministratori locali hanno un’immagine stereotipata dell’azienda agricola, fatta di ‘piccolo è bello’, di ‘fare qualità ripaga sempre’, e cliché simili. Fare impresa agricola oggi significa innanzitutto ragionare di efficienza, investimenti ingenti, ricambio generazionale e, in definitiva, prospettive di reddito che giustificano e sostengono tutto ciò. Senza reddito l’imprenditore agricolo non ha ragione di esistere”.
Un’altra problematica su cui Confagricoltura chiede particolare attenzione ai candidati a sindaco è quella relativa alla tassazione.
“Dal 2012 la tassazione locale si è profondamente inasprita, soprattutto per il settore agricolo. L’introduzione dell’Imu in agricoltura ha comportato in media la triplicazione del prelievo rispetto all’Ici – hanno spiegato Vivarelli Colonna e Rossi -. Dopo due anni di attività sindacale, è stato ottenuto l’annullamento dell’Imu sui fabbricati strumentali, una tassazione estremamente onerosa ma soprattutto iniqua, che tassava due volte il fondo agricolo. Ma con l’entrata in vigore della Tasi, dal 2014 si realizza una beffa per i proprietari di fabbricati agricoli: l’Imu uscita dalla finestra, di fatto, rientra dalla porta. Per compensare questo effetto chiediamo l’abbassamento immediato dell’aliquota Imu dei terreni agricoli”.
“Inoltre – hanno aggiunto il direttore e il presidente di Confagricoltura Grosseto –, da quest’anno gli agricoltori che possiedono terreni in zone montane o di collina, che oggi usufruiscono dell’esenzione, sono soggetti a pagare l’Imu se questi immobili non sono ubicati nei comuni che verranno individuati in un apposito decreto che dovrà selezionare questi enti sulla base della loro altitudine. Esenzione che dovrebbe essere limitata solo ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola e agli altri soggetti che non svolgono l’attività agricola in forma professionale. Ricordiamo, inoltre, che le abitazioni rurali non hanno agevolazioni, ad eccezione di quella comunale prevista per l’abitazione principale. Dunque, la tassazione Imu per i terreni di collina e di montagna, fuori dal futuro elenco, decorre dal 2014 e pertanto anche i Comuni dovranno adeguare celermente la delibera comunale, fissando l’aliquota di imposta per la nuova situazione. A tale riguardo, quale aliquota verrà applicata? Visto dunque che l’aumento dell’imposizione locale sui beni agricoli è in costante aumento, le imprese agricole non possono reggere una vera e propria imposta patrimoniale in crescita costante. Chiediamo con forza ai sindaci di invertire questa tendenza”.
Vivarelli Colonna e Rossi hanno illustrato poi le richieste ai candidati in merito alla tassa sui rifiuti.
“Come Confagricoltura abbiamo avviato un confronto tecnico con lo Stato, volto a mettere in luce gli aspetti critici relativi al calcolo della Tari (la tassa sui rifiuti, ndr) per le aziende agrituristiche – hanno spiegato il presidente ed il direttore -. Infatti, la maggior parte dei fabbricati rurali, utilizzati per l’esercizio dell’attività agrituristica, sono caratterizzati da superfici ‘normalmente’ maggiori dello standard necessario per il normale uso abitativo, ricettivo e produttivo, in quanto realizzati per la gran parte in epoche ormai remote con standard ed esigenze diverse. Essendo edifici in cui non si possono fare ottimizzazioni, abbattimenti o riduzioni delle dimensioni necessarie, ne consegue che una norma che fissa la tassazione sulla superficie determina un’imposizione sovradimensionata. Proponiamo quindi di prevedere un coefficiente di riduzione che tenga effettivamente conto del quantitativo di rifiuti prodotti per metro quadrato. A solo titolo di esempio, come ha riportato ‘Il Sole 24 Ore’, un agriturismo con 30 posti letto, utilizzati per 50 giornate, è equiparabile, adottando questo semplice calcolo, ad una famiglia di 4 persone residenti, perché il suo indice di utilizzazione dei posti letto sarebbe del 13%”.
Infine, Vivarelli Colonna e Rossi hanno illustrato le problematiche relative al Suap, lo Sportello unico per le attività produttive.
“Il Suap riveste un’importanza strategica, soprattutto per favorire la creazione di nuove imprese e per la vita di quelle esistenti – hanno evidenziato i vertici di Confagricoltura -. Si tratta di uno sportello che dovrebbe permettere alle imprese di avere un unico interlocutore per le pratiche burocratiche invece di dover girare per mille uffici. La cosa grave è che le banche dati dei Suap non comunicano tra di loro. È quindi un apparato che si muove male ed a macchia di leopardo, visto che in molti casi lo sportello è capace di offrire all’impresa solo la modulistica, che va poi stampata e spedita o portata agli uffici comunali, senza contare la differenza di sistema informatico e normativo che varia da Comune a Comune”.
“Pertanto chiediamo ai candidati a sindaco di eliminare le forti gelosie delle amministrazioni locali a non difendere i loro orticelli e in molti casi anche i loro investimenti, a promuovere sistemi informatici potenti e dialoganti. Non possiamo accettare che un’impresa, in particolare agricola, che abbia la necessità di operare in territori diversi, sia costretta ad apprendere tante modalità operative differenti – hanno concluso Vivarelli Colonna e Rossi -. E’ paradossale che uno sportello unico si presenti con abiti così diversi a seconda del Comune, talvolta a una distanza di qualche chilometro. Queste ed altre problematiche devono essere risolte se vogliamo competere e per questa ragione tutti i livelli istituzionali devono garantire efficienza e impegno per il superamento degli ostacoli”.

