Home GrossetoSalute GrossetoChiusura guardia medica, l’allarme di Più Toscana: “A Grosseto a rischio 16 postazioni e 65 medici”

Chiusura guardia medica, l’allarme di Più Toscana: “A Grosseto a rischio 16 postazioni e 65 medici”

di Redazione
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Qual è l’alternativa proposta dall’assessore Marroni alla chiusura delle 149 postazioni di guardia medica in tutta la Toscana e che fine faranno gli oltre 900 medici impegnati nel servizio di continuità assistenziale notturno?”.

Sono gli interrogativi del consigliere regionale e membro della IV commissione Sanità, Gian Luca Lazzeri, in vista dell’annunciata chiusura della guardia medica prevista con la delibera 1231 del 28 dicembre 2012 dalla Giunta Rossi.

“Nel territorio dell’Asl 9, probabilmente entro dicembre 2014, data in cui il piano della Giunta dovrebbe entrare a regime, chiuderanno 16 postazioni di guardia medica dove oggi lavorano 57 medici titolari e 8 sostituti. Il rischio – sottolinea Lazzeriè quello di portare ad una paralisi della continuità assistenziale, che dalle 24 in poi sarà caricata sulle spalle del 118, senza nessun potenziamento di quest’ultimo; anzi, l’unico intervento va in senso involutivo e riguarda proprio l’accorpamento delle centrali operative.

Marroni sostiene che le guardie mediche oggi eseguano una media di 0,8 interventi, ma intendo conoscere con una verifica puntuale quali siano gli interventi calcolati. Anche perché le 16 postazioni di guardia medica nei piani della Giunta saranno sostituite da 9 Case della salute previste nel grossetano con apertura solo dalle 8 alle 24. Un orario che non coincide con quello garantito oggi dal servizio di guardia medica, che offre la continuità assistenziale dalle 21 alle 9 del mattino, inclusa l’assistenza medica di base a domicilio nei giorni festivi e prefestivi”.

“La sanità toscana – commenta Lazzerisi trova ancora una volta immersa in un’infinita fase di sperimentazione inaugurata dalla creazione delle Società della Salute, dove si affiancano nuovi Enti a servizi già esistenti, senza dare al cittadino e al Consiglio regionale stesso nessuna certezza sul futuro del diritto alla salute”.

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