Home GrossetoRiassetto Chirurgia, la Cgil: “Polemica elettorale deprimente, no allo scaricabarile”

Riassetto Chirurgia, la Cgil: “Polemica elettorale deprimente, no allo scaricabarile”

di Redazione
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Grosseto. «Cgil, Spi e Funzione pubblica – dichiarano Monica Pagni (Cgil), Roberto Carletti (Fp) ed Erio Giovannelli (Spi) – trovano sinceramente deprimente che un tema importante e centrale per la vita delle persone come quello della sanità, in questo caso le attività chirurgiche ospedaliere, diventi argomento strumentale per scontri da campagna elettorale che poco o niente hanno a che vedere con l’interesse di cittadine e cittadini del territorio.

La delibera del 28 agosto scorso della Ausl Toscana sud est, su cui si è consumata la polemica, è un atto d’indirizzo rispetto al quale è sicuramente lecito chiedersi se sia stato opportuno adottarlo alla vigilia del trasferimento del direttore generale. Ma non si può confondere una questione di metodo, con il merito delle scelte sulla riorganizzazione delle attività chirurgiche».

«Detto questo – aggiungono i tre rappresentanti sindacali, nel tempo e fino ad oggi la stragrande maggioranza delle risorse è sempre stata destinata alla rete ospedaliera, comunque ridotta rispetto al passato, sacrificando i servizi territoriali di prossimità, nonostante le caratteristiche dimensionali e demografiche del territorio ne evidenziassero l’estrema necessità. E i documenti strategici li valorizzassero sulla carta come veicolo di prevenzione e appropriatezza degli interventi sanitari.

Solo recentemente, grazie al Pnrr, si è iniziato a invertire la tendenza realizzando le case di comunità, che però, a causa dell’insufficiente finanziamento del Fondo sanitario nazionale da parte del Governo, stentano e stenteranno a partire per carenza di personale e quindi a svolgere il ruolo per il quale sono state pensate. Tant’è che solo grazie al recentissimo accordo della Ausl con i medici di medicina generale, che anche quando non decidessero di aderire alle Aft dovranno comunque garantire un numero minimo di ore nelle strutture territoriali pubbliche, vediamo i primi timidi segnali d’inversione di tendenza».

«Non sorprende quindi e non scandalizza – spiegano ancora Pagni, Carletti e Giovannelli che si ipotizzino razionalizzazioni organizzative, come nel caso delle attività chirurgiche, soprattutto se basate su criteri di garanzia clinica. Il problema vero, invece, è che continua a difettare il metodo.

Infatti, come evidenziamo da tempo, quello che continua a sorprenderci, sia da parte della politica che da parte dell’azienda, è la reiterazione di un approccio parziale e frammentato rispetto all’organizzazione dei servizi sanitari sul territorio. Per cui i sindaci si preoccupano solo di quel che avviene nel proprio Comune e l’Azienda insiste a proporre singoli atti di governo della sanità spezzettando gl’interventi e perdendo per strada l’approccio di sistema che invece dovrebbe perseguire. Con entrambi i soggetti istituzionali che quasi sempre evitano scientemente di confrontarsi a 360 gradi con il sindacato.

Ogni decisione che coinvolge Azienda e Conferenza dei sindaci dovrebbe in teoria essere almeno discussa con le forze sindacali, ed essere presa sulla base dell’analisi dei dati clinici, degli esiti di salute e sulla conoscenza dei bisogni di salute della popolazione. In pratica, invece, continua a mancare ad ogni livello una corretta e completa informazione sul disegno della sanità in Maremma. E la polemica di questi giorni, in larga parte preelettorale, è tanto più incomprensibile quanto più negli ultimi anni è diventato usuale sottrarsi al confronto con chi rappresenta i lavoratori della Ausl e i cittadini utenti del Servizio sanitario regionale. Non solo da parte dell’Asl, ma ad esempio, anche delle sue varie articolazioni sul territorio, come nel caso del Coeso. Ente gestore della mega Zona distretto, che da anni non risponde alle reiterate richieste di confronto con i sindacati confederali».

«A Regione Toscana, Azienda e Comuni, in definitiva – concludono la segretaria della Camera del lavoro e i segretari di Fp e Spi -, chiediamo di rinunciare alla logica dello scarico reciproco di responsabilità e di fare fino in fondo ciò che ad oggi è stato fatto solo in modo residuale e frammentario: mettere a disposizione i dati di conoscenza e condividere insieme le strategie di organizzazione delle risposte sanitarie e sociosanitarie ai bisogni di salute dei cittadini residenti in questo territorio».

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