Luca Sani, presidente della Commissione agricoltura della Camera dei deputati, traccia un’analisi della situazione a livello locale e nazionale del Partito democratico :
“Martedì scorso il segretario Epifani ha aperto la fase che porterà il Pd al congresso – dichiara Sani -. Voglio augurarmi, fra l’altro, che useremo questi mesi per superare i limiti politico-culturali e organizzativi che in questi anni ci hanno impedito di affrontare con più determinazione le vicende politiche italiane.
Positivo è perciò il fatto che nella segreteria nazionale a questa fase partecipino tutte le sensibilità politiche che animano il Pd. Perciò è impossibile non evidenziare che, mentre a Roma si fa questo sforzo, sul piano locale c’è chi continua ad alzare steccati”.
“Per chiarezza – spiega Sani -: è incomprensibile che a Grosseto la parte del Pd che fa riferimento a Renzi, oltre a non partecipare attivamente alla vita del partito, rinunci deliberatamente a far parte degli organismi dirigenti, avendo ormai strutturato un’organizzazione parallela al Pd che va ben oltre il correntismo più estremo.
Vedo che oramai da tempo si organizzano iniziative con esponenti del Pd rigorosamente ‘targati’, a prescindere da un minimo coinvolgimento del partito. Mi chiedo, pertanto, dove si voglia parare”.
“Quale contributo può dare a costruire un Pd aperto e plurale, ad esempio, la presenza di Dario Parrini, persona di valore legittimamente candidatasi alla segreteria regionale del Pd, a un’iniziativa dai caratteri fortemente correntizi? – si chiede Sani – Alla quale, ad eccezione del sindaco di Grosseto, sono stati coinvolti solo sindaci ‘renziani’ (c’è da chiedersi anche se è opportuno esporre i sindaci, che sono ‘di tutti’ in iniziative di corrente)?
Aldilà della stima personale per Parrini, è chiaro infatti che se la caratterizzazione della sua candidatura fosse nella logica che sta alla base dell’iniziativa di Grosseto, sarebbe vissuta come un corpo estraneo da una parte consistente del Pd della Toscana.
Ecco perché penso che questo approccio politico tutto locale, non faccia bene al Pd e nemmeno allo stesso Renzi. Che potrà rappresentare una nuova leadership solo con una investitura molto più larga di quella registrata fin qui”.
“Quanto al congressi locali, il percorso di Epifani è chiaro – continua Sani-: si parte da lì per mettere in condizioni il partito di giocare bene il passaggio elettorale amministrativo del 2014. Da questo punto di vista occorre lavorare per superare le contrapposizioni, talvolta sterili, che stanno caratterizzando in parte il nostro operato. Anche sul piano locale, dev’essere chiaro che gli organismi dirigenti, a ogni livello, hanno piena legittimità a operare. E che le decisioni assunte collettivamente, pur rispettando le diverse opinioni, valgono per tutti. Per stabilire questo non c’è bisogno di passaggi assembleari”.
“In questa fase delicata, sul piano economico e sociale, ma anche politico – conclude Sani -, il Pd ha il dovere di sostenere l’azione dei propri amministratori, a cominciare dai sindaci, richiamando gli alleati a un impegno comune su tutta la provincia, superando un approccio che talvolta appare più condominiale che politico”.

