E’ uno degli assessori più giovani della giunta del sindaco Emilio Bonifazi, ma può vantare già un ricco bagaglio di esperienza che lo ha portato a lavorare in aziende di livello nazionale come Kataweb.
Luca Ceccarelli, 38 anni, grossetano, ricopre la carica di assessore del Comune di Grosseto, con deleghe in materia di pubblica istruzione, innovazione e informatizzazione dell’ente, welfare locale e politiche sociali, politiche giovanili.
Con lui abbiamo voluto affrontare tematiche di stretta attualità, in un mondo sempre più condizionato dall’utilizzo di internet e che sembra non poter fare più a meno dell’impiego dei social network, come Facebook e Twitter.
Assessore Ceccarelli, il suo curriculum parla di una laurea in Scienze economiche e bancarie, ma nel suo background professionale ci sono anche incarichi di rilievo all’interno di importanti compagnie che operano nel settore informatico. Da dove nasce questa sua passione per le nuove tecnologie?
“Sono stato fin da ragazzo un grande appassionato di informatica, anche se ho conosciuto prima di tutto l’aspetto ludico di questo settore: trascorrevo molte ore a giocare con il mio Commodore 64.
Al momento di iscrivermi all’Università, ho valutato attentamente i programmi del corso di laurea in Informatica e mi sono reso conto che non rispondevano alle mie aspettative, in quanto affrontavano tematiche non al passo con i tempi. Quindi, ho preferito iscrivermi al corso di Scienze economiche e bancarie, dedicandomi nel tempo libero ad approfondire tutto ciò che riguardava le nuove tecnologie.”
In passato, ha ricoperto il ruolo di presidente di “GuruAtWork”, un’associazione che si occupa di arginare l’analfabetismo informatico. Come giudica il grado di competenza del nostro territorio nel confrontarsi con le nuove tecnologie?
“Come territorio siamo abbastanza indietro e manca la cultura dell’innovazione, soprattutto per quanto riguarda il tessuto delle imprese. Le aziende vedono l’informatica come un settore a sé stante e non come una materia trasversale che è in grado di interagire con molti comparti dell’economia. Il social-media marketing è assente nella nostra realtà, non solo perché le imprese non hanno queste figure, ma perché non si pongono nemmeno il problema di crearne una.”
Lo scorso 18 luglio ha preso parte ad un dibattito sulla comunicazione sui social media. Quali sono le riflessioni che ha potuto trarre da questo incontro?
“E’ stato un incontro veramente interessante, in cui è emerso il rapporto tra i personaggi famosi ed i social media. Facebook, Twitter ed altri social network stanno facendo letteralmente scomparire le agenzie di comunicazione che lavorano per i grandi artisti. Essi stessi postano in prima persona i loro commenti, le loro sensazioni, le loro idee. Il risultato che ne consegue è una comunicazione imprecisa e poco chiara, che scatena reazioni tali da impegnare una grande quantità di tempo e fatica nel tentativo di riportare la discussione nei giusti binari, quando è possibile.. Il tentativo di comunicare da parte delle grandi star è troppo spesso goffo e pasticciato con la conseguenza che, quando si rendono conto di quanto sia incomprensibile il loro modo di trasmettere informazioni, decidono di cancellare la loro iscrizione dai social network”.
In che misura i social network possono influenzare il mondo dell’informazione?
“Sicuramente i social network favoriscono la circolazione delle notizie. Occorre tuttavia un’attenta verifica delle fonti ed evitare che si cada nel cosiddetto modello “Wall garden”, utilizzato dagli stessi social, che forniscono più servizi in una stessa pagina così da sedurre l’utente, offrendogli una vasta tipologia di servizi e costringendolo a rimanere all’interno di quel contesto. Il modello Facebook, infatti, “uccide” il modello Internet, che è per la pluralità di opinione e delle fonti. Dobbiamo insegnare alle nuove generazioni ad uscire dal “Wall garden” ed abbatterlo, come i fautori di Internet auspicherebbero, nel nome di una sana pluralità di informazione”.
Quale ritiene possa essere il percorso più opportuno che le nuove generazioni debbano intraprendere per avvicinarsi ad un corretto utilizzo dei nuovi media?
“I nativi digitali non usano le nuove tecnologie in modo corretto e non sanno a quali rischi vanno incontro (violazione della privacy altrui, pedopornografia, ecc), quindi deve esserci un forte intervento all’uso responsabile delle stesse.
A questo proposito, durante lo scorso anno scolastico, il Comune di Grosseto ha organizzato alla scuola media “G. Pascoli” un incontro con una serie di esperti del settore che hanno, attraverso un approccio paritario alla consapevolezza, informato gli alunni sul corretto utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione.
Un’esperienza davvero interessante e che ha dato buoni risultati, tanto che sarà riproposta con l’avvento del nuovo anno scolastico in altri istituti cittadini”.
Per concludere, in quale misura una realtà come quella di Grosseto è pronta a rapportarsi con il giornalismo online?
“Sono moderatamente ottimista. Anche nella nostra piccola realtà cittadina, sta prendendo piede il giornalismo online. Il web non dimentica niente, quindi è più facile trovare in un archivio digitale una notizia piuttosto che cercare di reperirla sul cartaceo. Questa è la grande forza del giornalismo online che anche la gente comune sa apprezzare e valorizzare.”
Fonte foto: Il Tirreno

