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Falusi, il Pci: “No alla privatizzazione, siamo con sindacati, lavoratori e utenti”

Dalle indiscrezioni sull’incontro tra sindacati e Società della salute, il Pci di Grosseto apprende della pausa di riflessione e verifica rispetto alla proposta avanzata di privatizzazione di alcuni servizi e di un nucleo della sede di Massa”.

A dichiararlo sono Marco Barzanti e Luciano Fedeli, rispettivamente segretario provinciale e responsabile welfare e sanità del Pci di Grosseto.

“Il disavanzo che si afferma ‘strutturale’ si aggira quantitativamente intorno ai 40 mila euro che, su un bilancio come quello dell’Asp, non può, a giudizio del Pci di Grosseto, rappresentare un motivo per procedere in operazioni, come la privatizzazione, che destrutturano il lavoro ed i servizi – spiegano Barzanti e Fedeli -. Vi sono altri interventi che possano contenere i costi, far rientrare il bilancio ed anzi fare in modo che il Falusi vada ad acquisire una solidità anche dal punto di vista finanziario. Il 50% del debito è rappresentato da fattori dipendenti dall’Azienda sanitaria nella non regolare erogazione dei pagamenti delle rette che fa maturare interessi con riflessi negativi sulle casse dell’istituto. Cosa che ci risulta essere tutta legata alla Maremma poiché nell’area senese questo non avviene”.

“Non solo, l’azienda storicamente ed anche oggi, ha meccanismi burocratici che non consentono le sostituzioni degli ospiti in tempi veloci nei posti che via via si liberano per cause naturali. Questo comporta una ulteriore perdita economica da parte dell’Istituto poiché la quota sanitaria che è sopra i 50 euro ad ospite per giornata non viene liquidata al Falusi perché l’ospite non viene assegnato – continuano gli esponenti del Pci grossetano. Risulta che mediamente siano 600 le quote in un anno che l’Istituto non percepisce, pari a 30.000,00 euro circa che vanno a gravare, sommandosi agli interessi passivi, sul bilancio dell’istituto. Questi soli fattori coprono abbondantemente quello che viene dato come debito strutturale e l’operazione da fare, in questo caso per il Pci, non è quella di far pagare ai lavoratori o agli ospiti mancanze che sono e devono essere contestate con forza all’Azienda sanitaria”.

“Ad avviso del Pci però vi sono altre azioni che possono dare serenità al bilancio dell’Ente e sono rappresentate dall’affidamento della gestione di tutti i servizi alla persona riferiti al fondo della non autosufficienza, alle quote sanitarie Rsa, ai servizi socio assistenziali, individuando il Falusi, come prevede la Legge 43 del 2004, come soggetto gestore unico – sottolineano Barzanti e Fedeli -. Da tale operazione i benefici sarebbero non solo quantitativi, ma qualitativi, quali:

  • diventerebbe un riferimento certo sul territorio per le amministrazioni e i cittadini, viste le numerose sedi di servizio nei singoli comuni, anche in relazione alla già attiva Asl di Area vasta e all’annunciata operazione del distretto unico provinciale;
  • potrebbero essere intraprese azioni di riorganizzazione dei servizi amministrativi oggi disseminati, in contrasto con le norme regionali, tra più soggetti Asl, Società della Salute e lo stesso Falusi, producendo economie;
  • il Falusi diventerebbe anche stazione appaltante unica e ente di verifica per quei servizi affidati a cooperative.

Con questa operazione le risorse finanziarie trasferite da Regione e Comuni verrebbero ad essere allocate presso l’Istituto che non lamenterebbe più quei ritardi e i passivi di bilancio”.

“Un Falusi così strutturato potrebbe introdurre criteri di flessibilità sul personale, soprattutto per quei lavoratori usurati da anni di attività logorante sotto il profilo fisico e psicologico, perché disporrebbe di molteplici attività anche di minore impatto fisico ed emotivo. Queste sono alcune riflessioni che il Pci di Grosseto vuole porre all’attenzione degli amministratori e delle forze sociali ritenendo, in particolare, che la proposta di privatizzazione di un nucleo sia sbagliata, come è sbagliato e andrebbe contrastato anche dalle istituzioni, il criterio basato solo sul minor prezzo di mercato perché produce effetti devastanti sul lavoro e sulla professionalità che a caduta si riversano sui soggetti più deboli – concludono Barzanti e Fedeli -. Il Pci sosterrà per questo il percorso intrapreso dai sindacati e dai lavoratori perché ritiene che i servizi alla persona non devono avere come riferimento il mercato, ma prima di tutto la dignità del lavoro, delle professionalità e della cura degli assistiti basi fondamentali per le quali una comunità possa definirsi civile”.

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