Pubblicato il: 5 Dicembre 2016 alle 19:13

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Ad Arcidosso nasce il Maco, il Museo di arte e cultura orientale: nel weekend l’inaugurazione

Ad Arcidosso nasce il Maco, il primo Museo di arte e cultura orientale nella provincia di Grosseto. Il nuovo polo espositivo – situato nel palazzo della “ex cancelleria”, in piazza del Castello 1 – sarà inaugurato in una due giorni, sabato 10 e domenica 11 dicembre, alla presenza del Prof. Chögyal Namkhai Norbu, ideatore del progetto, e del sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini. In particolare, sabato 10 dicembre, alle 10, l’inaugurazione ufficiale sarà riservata a numerosi invitati: rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario e della ricerca internazionale, della comunità Dzogchen di Merigar e dei centri Dzogchen di tutto il mondo. Il pomeriggio, alle 15, il Museo aprirà al pubblico con una visita guidata, a ingresso libero. Alle 16.30, nella sala conferenza del Castello Aldobrandesco, si terrà la conferenza “Progettare un museo: museo tradizionale versus realtà aumentata”.

Domenica 11 dicembre, il Museo sarà aperto dalle 10 alle 18; alle 10 è inoltre prevista una visita guidata a Merigar, il centro della Comunità Dzogchen che ha sede in località Monte Labro, nel comune di Arcidosso. Tutto a ingresso libero.

All’inaugurazione seguirà una settimana di eventi, dal 12 al 18 dicembre, intitolata “Cultura è evoluzione”, con una serie di conferenze e workshop gratuiti rivolti alle scuole del territorio.

Il progetto e la missione del Maco

Il Museo di arte e cultura orientale si trova all’interno del vecchio borgo di Arcidosso, in uno spazio messo a disposizione dal Comune, al piano terra della “Ex cancelleria”, il palazzo settecentesco che fa parte del complesso del Castello Aldobrandesco. Un risultato importante che è frutto di una lunga collaborazione di oltre trent’anni tra la comunità dzogchen di Merigar e il Comune di Arcidosso. Dal 1981, infatti, la comunità di Merigar, grazie al maestro tibetano Namkhai Norbu, riunisce persone interessate agli studi e alle pratiche dello Dzogchen, uno degli insegnamenti più antichi della tradizione spirituale tibetana.

Per il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini, “Nasce finalmente questo bellissimo museo ricco di valori spirituali e culturali profondi, che diventano patrimonio fruibile non solo dalla comunità amiatina, ma da tutta l’umanità. È un altro importante traguardo, frutto di un lungo e appassionante percorso fatto insieme alla comunità di Merigar e al suo Maestro Namkhai Norbu a cui va tutta la nostra riconoscenza”.

Una comunità che – continua Jacopo Mariniè riuscita a integrarsi con grande rispetto e armonia con tutto il territorio amiatino, partecipando da oltre trent’anni alla vita dei paesi, alle feste e ai momenti importanti. L’apertura di questo nuovo spazio dedicato all’arte e alla cultura orientale è un altro importante risultato che si inserisce all’interno di un polo museale che già ospita il Museo di Davide Lazzaretti e quello del Paesaggio Medioevale. Come Comune di Arcidosso siamo orgogliosi di ospitare una realtà di rilevanza e respiro internazionale, che promuove la ricerca della spiritualità e i valori della pace e della tolleranza, tutte cose che possono arricchire e migliorare la qualità delle nostre vite in un momento in cui, tra l’altro, se ne sente un forte bisogno”.

Il Maco ha la funzione di collezionare, conservare e condividere il patrimonio culturale himalayano e orientale e, nel farlo, vuole accrescere e stimolare il dialogo tra le culture, favorendone la conoscenza e il rispetto reciproco, e promuovere la cultura della pace.

L’ideatore del progetto è Namkhai Norbu, studioso di fama internazionale, presidente della Comunità Dzogchen internazionale, della Fondazione Shang Shung, di Asia onlus e autore di ben oltre 250 tra pubblicazioni e libri. Il maestro ha raccolto, con l’aiuto della sua famiglia, una cospicua collezione privata costituita da: opere d’arte, oggetti d’artigianato e di costume, oggetti votivi e fonti documentarie che riguardano gli studi e le ricerche da lui condotti sulla cultura himalayana e centroasiatica. I temi sviluppati all’interno del Museo si basano su questa ricco materiale suddiviso in 9 sale tematiche, nelle quali il visitatore si muove in un percorso multimediale tra le diverse realtà culturali ed etnografiche.

Il Museo si prefigge anche di valorizzare l’edificio che lo ospita, attraverso attività culturali e artistiche rivolte alla comunità locale e ai visitatori, da laboratori e corsi per adulti e bambini su arte e artigianato, danza e musica tradizionale all’organizzazione di conferenze.

La riqualificazione della struttura interessata, il progetto e l’allestimento del museo sono stati finanziati dall’Unione Europea, dalla Regione Toscana, dal Comune di Arcidosso e con donazioni private.

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