Decreto sicurezza, il Coeso: “Migranti marginalizzati, a rischio serenità dei cittadini”

Il decreto approvato di recente dal Governo dovrebbe chiamarsi decreto insicurezza“.

Commenta così Giacomo Termine, presidente della Società della Salute Amiata Grossetana, Colline Metallifere e Grossetana il decreto che norma, tra le altre cose, la gestione dei migranti sul territorio italiano.

Negare i permessi umanitari a centinaia di persone, cacciandole dalle strutture dove finora hanno vissuto, senza fare accordi per il rimpatrio con i Paesi di origine è tutto tranne che un sistema sicuro. Significa toglierle dal controllo e dall’osservazione clinica, mettendo a rischio l’incolumità, la salute delle persone, spesso anche donne con bambini, lasciandole nella completa insicurezza del futuro – spiega Termine -. La strada scelta dal Ministro dell’Interno è quella di far riversare sulle strade centinaia di persone che non avranno un tetto sotto cui ripararsi, che non potranno aspirare a un lavoro regolare, a cure mediche, né a una vita sociale. Nella migliore delle ipotesi potranno sopravvivere grazie alla carità, nella peggiore finiranno in balia della criminalità organizzata, diventando vittime di sfruttatori, persone ricattabili, appese a un filo per la sopravvivenza“.

“Questa scelta avrà ripercussioni sull’aspetto delle nostre città, che vedranno aumentare il numero delle persone ai margini, e sulla percezione dei cittadini, che si sentiranno insicuri e cadranno così nel tranello della propaganda – continua Termine -. Il ministro Salvini ha giustificato questo decreto con la necessità di mettere fine all’emergenza migranti, ma si se si guardano ai dati 2018 è evidente come non ci sia nessuna emergenza. Nell’ultimo anno, infatti, sono arrivati in Italia 23mila persone, contro le 120mila del 2017 e vi sono stati, dall’inizio dell’anno a metà settembre oltre 4mila rimpatri. Sono state accolte 165mila persone, di cui 500 nella provincia di Grosseto. Numeri ben lontani da quelli che si dovrebbero associare al concetto di emergenza e invasione“.

“Come ha sottolineato l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani, cancellare la protezione umanitaria significa aumentare esponenzialmente il numero delle persone irregolari, che senza incentivi al rimpatrio andranno a ingrossare le fila del lavoro nero, dell’irregolarità, delle occupazioni abusive, e quindi del degrado. Le stime dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, parlano di un aumento delle persone irregolari di 110-120mila unità nei prossimi due anni, che porterebbero il numero complessivo a 600mila persone irregolari entro il 2020. Tutte persone che gli amministratori locali dovranno cercare di intercettare, attraverso servizi che saranno necessariamente a bassa soglia, perché il nostro compito è mantenere una comunità coesa, sicura e sana – conclude Termine -. Quello che un decreto sicurezza degno di questo nome avrebbe dovuto fare, al contrario, è incentivare l’ingresso di queste persone nel sistema e l’integrazione, quando possibile, e assicurarsi la possibilità di rimpatrio per chi, invece, non ha diritto a rimanere nel nostro Paese“.

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