“‘Il Comune non deve fare il farmacista’. E poi ancora ‘Sulla vendita delle quote di Farmacie comunali riunite non demordiamo’ diceva il sindaco, Emilio Bonifazi, nelle estati 2013 e 2014. Bene: avevamo ragione noi. La scelta di dar via la quota di maggioranza di Farmacie comunali riuntie detenuta dal Comune era sbagliata. Senza se e senza ma“.
A dichiararlo, in un comunicato, è il Movimento 5 Stelle di Grosseto.
“‘Un’operazione folle’ la etichettò, nel luglio 2013, il capogruppo del M5S e oggi candidato a sindaco, Giacomo Gori. Tanto che il Movimento si oppose in ogni modo, comprese le vie legali e la minaccia (sostenuta, va detto, anche da Cristina Citerni di Sel) di un referendum cittadino che avrebbe inchiodato l’amministrazione ai suoi doveri – continua il comunicato -. Non si gioca con la salute dei cittadini. Non si rimpolpano i bilanci con servizi che sono e che devono restare pubblici. Le farmacie sono un presidio sociale e sanitario. Un punto imprescindibile. Lì, come dimostrato in parte oggi, possono essere offerti numerosi servizi alla cittadinanza. La sanità dev’essere vicina al cittadino“.
“Oggi apprendiamo dai media quel che avevamo sempre detto: se ben gestite, le farmacie comunali sono anche una fonte di guadagno di tutto rispetto. Ma il primo interesse di chi risiede in municipio è e dev’essere sempre, e, ribadiamo, sempre, il bene dei cittadini – spiega la nota -. La cura dei servizi. Specie se questi sono legati alla sfera della salute. E invece continuiamo ad assistere a scelte scellerate, come quella di riorganizzare la sanità toscana in mega ambiti che prosciugano i territori più deboli a danno delle persone“.
“Ricordiamo – attacca il candidato a sindaco del M5S, Giacomo Gori –, visto che siamo abituati a discutere di fatti e non di chiacchiere da bar, che il candidato a sindaco del centrosinistra (anzi, forse sarebbe meglio dire il candidato di centro-centro), Lorenzo Mascagni, votò a favore della cessione delle quote pubbliche di Farmacie comunali riunite. Lo spieghi all’ala sinistra del suo elettorato, se c’è sempre un’ala sinistra in quel partito. Lo spieghi a chi ancora crede nei valori di giustizia e solidarietà che non possono essere sacrificati per rimpinguare le casse degli enti. Farmacie comunali riunite non rendeva a sufficienza? Perché il Pd anziché spingere per una riorganizzazione puntò tutto sulla (s)vendita?. E cosa dire dell’azione dell’allora giunta Antichi, che nel 2000 diede via la quota oggi in mano ai privati? Due facce, quelle del centrodestra e del centrosinistra, della stessa medaglia. Il partito della nazione in salsa grossetana“.
Il Movimento 5 Stelle resta convinto che la sfida di Farmacie comunali riunite sia ancora in corso: “Sarebbe bello poter acquisire, nel tempo, anche la quota di minoranza oggi in mano ai privati. Sono convinto – conclude Gori – che l’investimento potrebbe ripagarsi da solo con gli enormi utili che questo gruppo è in grado di garantire. Utili che, questo dev’essere chiaro, non devono in alcun modo andare in conflitto con quello che è e deve sempre rimanere l’interesse primario: il servizio ai cittadini“.

