Firenze. “Le scelte ideologiche non frenano cinghiali e lupi. Temiamo che l’impostazione di questo piano porti problemi maggiori invece che soluzioni.”
A dirlo è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Luca Minucci, dopo la maratona, in Consiglio regionale, che ha portato all’approvazione del Piano faunistico venatorio.
“Negare o ridurre il ruolo dell’attività venatoria nella gestione degli animali selvatici, soprattutto in una Toscana, e in particolare in Maremma dove la popolazione degli ungulati è fuori controllo e dove gli attacchi dei lupi sono sempre più frequenti, significa condannare il territorio a subire ulteriori danni diretti, incidenti stradali anche gravi, nonché esporre anche Amiata e Maremma alla propagazione della peste suina africana che sta distruggendo intere aziende sulla montagna pistoiese e la filiera suinicola, mettendo a rischio specie pregiate come la Cinta senese – sottolineano il consigliere regionale Luca Minucci e Andrea Guidoni, capogruppo di Fratelli d’Italia in Comune a Grosseto -. Ma anche disconoscere l’importanza dall’intervento umano, il taglio dei boschi, la caccia, gli allevamenti, la raccolta dei frutti del sottobosco, significa negare una parte importante dell’identità toscana, e maremmana insieme, e della ruralità che da secoli tiene vive tante parti della nostra regione”.
“L’allarme cinghiali in Maremma riguarda il numero fuori controllo degli ungulati, i danni ingenti all’agricoltura e il rischio della diffusione della Psa negli allevamenti maremmani. Le associazioni di categoria segnalano una situazione d’emergenza continua: campi di grano, orzo e ortaggi devastati dai branchi notturni, incontri pericolosi con animali sulla rete viaria provinciale e statale – sottolineano Minucci e Guidoni –. Serve un calendario di caccia flessibile, come hanno ricordato a più riprese le associazioni venatorie, così come va dato sostegno incondizionato agli agricoltori stretti da costi energetici, dalla speculazione e dalla mancanza di ricambio generazionale: il rischio è che molti territori rimangano incolti”.
“Sui predatori ci siamo più volte espressi. Non passa giorno che si registrino attacchi agli allevamenti: assalti diurni e notturni a greggi di pecore, in particolare tra Grosseto e le zone di Orbetello e Albinia. Così come avvistamenti vicini ai centri abitati: esemplari e branchi si spingono a ridosso delle abitazioni rurali e lungo la costa, creando tensioni con la sicurezza pubblica e le attività zootecniche”, aggiungono Minucci e Guidoni.

