Grosseto. Martedì 28 luglio, alle 17, si è svolto nella sala Auser di Rispescia un incontro pubblico promosso dal comitato per lo sviluppo sostenibile di Rispescia, alla presenza dell’assessore all’ambiente del Comune di Grosseto, Erika Vanelli, e della responsabile del procedimento, ingegner Venturini, per discutere la contestata installazione di un’antenna 5G nel centro abitato della frazione.
Durante l’incontro, il presidente del comitato, Carmine Caracciolo, ha sollevato numerose criticità procedurali e pianificatorie, evidenziando come dalle dichiarazioni delle rappresentanti comunali sia emerso un sistematico scarico di responsabilità verso enti terzi, in particolare Arpat Toscana, la normativa nazionale e i gestori delle telecomunicazioni.
“Arpat ha semplicemente risposto a un quesito tecnico, verificando che i valori risultassero conformi ai limiti fissati dalla legge nazionale. Ma non entra, né può entrare, nel merito di quelle che sono prerogative fondamentali del Comune: la gestione dell’intero iter autorizzativo e, soprattutto, la pianificazione urbanistica dell’installazione di questi impianti sul proprio territorio”, ha sottolineato Caracciolo.
Il comitato ha ricordato che la Legge Quadro n. 36/2001 e la giurisprudenza consolidata del Tar e del Consiglio di Stato attribuiscono ai Comuni il potere di individuare siti preferenziali e aree sconsigliate per l’installazione di impianti di radiocomunicazione, purché venga garantita la copertura del servizio.
“A Rispescia questo non è accaduto. Nella redazione della cartografia – ha dichiarato Caracciolo –, l’amministrazione ha dimostrato superficialità e pressapochismo, affidandosi ciecamente ai tecnici senza verificare se l’operato fosse realmente coerente con l’obbligo di tutelare la salute della popolazione, come la legge prescrive”.
“Designando l’intero abitato di Rispescia come area a localizzazione consentita – ha aggiunto – il Comune ha tracciato un’autostrada per i gestori, rinunciando a quei limiti e criteri selettivi che la legge, la logica e il buonsenso imporrebbero. Con gravi anomalie anche sotto il profilo urbanistico: l’area individuata è infatti classificata come ‘Verde attrezzato’ , e come tale rientra nelle ‘aree sensibili’ , come riconosciuto dallo stesso regolamento comunale. Un regolamento che, tra l’altro, recepisce integralmente i principi della Convenzione di Aarhus, i quali appaiono qui gravemente contraddetti, privando la popolazione del diritto all’informazione ambientale, alla partecipazione effettiva e alla giustizia ambientale”.
“Vista la dichiarata impossibilità da parte dell’assessore Vanelli di assumersi responsabilità politiche sull’accaduto, che coinvolge invece l’intera amministrazione, il confronto si è chiuso con un impegno chiaro e condiviso: organizzare in tempi strettissimi un incontro con il sindaco e tutti i soggetti coinvolti, onde valutare possibili soluzioni condivise prima di adire le vie legali. Alla luce degli elementi raccolti – ha concluso Caracciolo –. Il ricorso al Tar appare fondato e con buone probabilità di accoglimento. Tuttavia crediamo che sia interesse di tutti evitarlo poiché, oltre ad essere una sconfitta per l’amministrazione, costituirebbe un’occasione persa per il dialogo con una cittadinanza che chiede soltanto trasparenza, tutela e rispetto”.

