Grosseto. “In attesa di vedere discussa in Consiglio comunale la mozione di Giacomo Gori sull’istituzione della commissione di garanzia sul cantiere Pnrr di piazza della Palma, ci siamo resi conto che, di tutti i soggetti che hanno parlato, volutamente taciuto o, peggio, lanciato parole a caso, gli unici che non hanno mai dato la propria versione dei fatti che pur li coinvolgono sono due: I.Res. srl (la ditta appaltatrice) e l’architetto Andrea Di Felice, ovvero il direttore dei lavori”.
A dichiararlo è Giandomenico Torella, a nome dei commercianti di piazza della Palma.
“Abbiamo scritto una lettera aperta a loro indirizzata per sollecitarli a dare la loro versione, in maniera pubblica, bypassando chiacchere, rumors, voci di corridoio che nulla hanno chiarito e soprattutto non hanno portato all’unica cosa che a noi interessa – continua Torella –: la verità”.
La lettera
Ecco il testo integrale della lettera:
“Inutile presentare noi scriventi, in quanto ultrastranoti come quelli che hanno promosso le petizioni identificate come i ‘bollini rossi’.
In una situazione che ormai non ha più da tempo, certezze e misure, ci siamo posti una domanda: ma siamo certi che il racconto che abbiamo sentito non solo sulla stampa, ma anche in Consiglio comunale, non sia una favola più che un resoconto?
Siccome noi le favole le scriviamo (ma non le spacciamo per verità assolute) e non tutte cominciano con ‘…c’era una volta’ e non tutte finiscono con ‘…e vissero tutti felici e contenti’, ci siamo decisi a fare una cosa che nessuno ha fatto sinora: chiedere la ‘personale’ verità a coloro che sinora o hanno taciuto consapevolmente o hanno dovuto tacere in ossequio a una clausola di riservatezza, sempre che sia lecito (moralmente) essere riservati a prescindere e a oltranza, contro ogni evidenza, avanti ad un danno fatto a terzi.
Domande che da sempre volevamo fare sia a I.Res. s.r.l. che all’arch. Andrea Di Felice.
I.Res. s.r.l. ,la ditta appaltante, sulla quale, da tante parti, tutte del palazzo del Comune, si sono addossate le responsabilità della gestione disastrosa del cantiere, alla quale si è data la colpa di qualunque cosa, per giustificare l’inoperosità e i ritardi dell’esecuzione, alla medesima si è persino addossata, infine, una ingiustificabile arroganza nell’aver osato adire a vie legali , per motivazioni che, ad oggi, nessuno, si ribadisce nessuno, ha mai dato conto.
Non crediamo alle favole. Crediamo che se un soggetto si presenta da un Giudice adducendo delle motivazioni di rivalsa nei confronti del Comune ha sicuramente ponderato che le rivendicazioni non siano campate in aria, sappiamo tutti cosa significa ‘lite temeraria’, se non altro: costi e non guadagni.
L’Arch. Andrea Di Felice che era (o è non si sa) il direttore dei lavori, sul quale, sempre a mezza voce (si direbbe alle spalle, vigliaccamente), anche in contesti nei quali la voce dovrebbe essere ben chiara (IV commissione consiliare del 14 marzo 2025), per vox populi, mai con dichiarazioni ufficiali o atti certi, e soprattutto come extrema ratio, si dà la colpa di avere interrotto i rapporti tra committente e ditta appaltatrice, quindi colpa sua che il cantiere è fermo. Questa croce la si addossa sulle spalle, stranamente, solo a marzo 2025, laddove da subito (giugno 2024) il cantiere non ha sicuramente seguito le tempistiche del cronoprogramma.
Insomma, appare evidente che questo professionista sia considerato, considerabile, auspicatamene e forzatamente indicato o indicabile come il capro espiatorio di un disastro irreparabile che, a naso, prescinde il mandato di direttore dei lavori e che, sempre a naso, abbia radici altrove , ben più profonde, ab ovo, direbbero quelli ‘studiati’.
Noi non crediamo nelle favole.
Siamo certi che ‘la ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che l’uno stia tutto da una parte, e l’altro tutto dall’altra’ (Manzoni, Promessi sposi).
Siamo certi che sia I.Res. s.r.l. che il direttore dei lavori hanno molto da dire, che probabilmente possono dire solo una parte di quanto avrebbero da dire, per certo hanno interesse a dire alcune cose e tacerne altre, se nessuno gliele chiede non si viene a capo di nulla.
Questa lettera aperta è appunto aperta, pubblica e volutamente pubblicizzata. Vorremmo che entrambi si pronunciassero apertamente su quella che non è più una faccenda che può rimanere riservata. Per scelta stessa del Comune.
Le fanfaluche sentite e riferite dalla stampa, per mesi e mesi non hanno trovato riscontro in atti certi e l’assenza di una seconda campana lasciano dubbi che non vogliamo più avere.
Diteci la vostra versione, per quello che riterrete utile ad una sola finalità: determinare la verità storica della faccenda.
Fateci sapere la vostra versione. E’ l’unica che manca per poterci fare un idea e credere o non credere più ad un racconto che sempre più, ogni giorno, appare una favola scritta male. Una favola dove ci sono sia l’orco cattivo che il lupo famelico non funziona.
Che siano riscontri documentabili, che siano certezze, almeno dalla vostra parte non pervenga un racconto favolistico, siamo stufi di sentire che gli asini volano e che l’acqua scorre verso il monte. Attendiamo con ansia il controcanto, che ci manca da troppo tempo.
Distinti saluti”

