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La rivoluzione dei manifesti d’arte: se ne parla in un incontro in biblioteca

L'iniziativa è in programma sabato 20 luglio, alle 18

di Redazione
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Grosseto. Va in trasferta per un pomeriggio alla biblioteca comunale di storia dell’arte di Montemerano la mostra “Stile Cappiello – La rivoluzione dei manifesti d’arte”, attualmente in corso fino all’8 settembre al Polo culturale Le Clarisse di Grosseto.

Si parte proprio dal capoluogo per la prima delle iniziative dell’Accademia del libro finalizzate a dare spazio e risonanza alle iniziative artistiche più interessanti del territorio maremmano. A illustrare le opere sarà Mauro Papa, critico d’arte e direttore delle Clarisse, e curatore della mostra insieme a Mirko Marini.

“Perché parliamo di rivoluzione dei manifesti d’arte? Perché nell’arco di tempo che abbiamo preso in considerazione, da fine Ottocento agli anni Venti e Trenta, avviene una grande trasformazione del messaggio pubblicitario – dichiara Mauro Papa –. Si passa dall’anonima réclame che comunica il prodotto solo con le parole all’irruzione della figura e del colore, che trasforma anche il paesaggio delle strade urbane. Protagonisti di questa rivoluzione della grafica pubblicitaria moderna, con un linguaggio estetico completamente nuovo, sono stati grandi illustratori e artisti come Cappiello, Dudovich, Sironi, Depero. Con loro, l’affiche pubblicitaria diventa uno dei più efficaci strumenti di divulgazione estetica e di educazione artistica, un’arte per il popolo, come la definì il cartellonista Achille Luciano Mauzan. Indagare l’arte del manifesto, oggi, vuol dire indagare la storia del costume e dei rapporti sociali e, allo stesso tempo, indagare il concetto stesso di arte”.

Ma vediamo chi è stato il fondatore di questo stile che fa irrompere su fondo nero o colorato figure femminili in movimento, avvolte in vestiti fantasiosissimi e fuori dagli schemi: il livornese Leonetto Cappiello, uno dei padri del moderno cartellonismo italiano. “Lo stile Cappiello è rivoluzionario perché non esprimeva solo bellezza – avverte ancora Mauro Papa -, ma perché sovvertiva il modo di vedere e quindi la sensibilità, e la percezione della realtà, del pubblico che la osservava. Le vere rivoluzioni sono sempre, prima di tutto, rivoluzioni estetiche. Creano progresso e creano linguaggi nuovi, a prescindere dai contenuti che trasmettono”.

La mostra

Il nucleo centrale della mostra in Clarisse – tutte le opere sono di proprietà di un unico collezionista di origine grossetana, Federico Guidoni – è quindi dedicato allo stile di Leonetto Cappiello, privilegiando le opere prodotte in un decennio, quello degli anni Venti del Novecento, che esattamente un secolo fa vide arrivare i primi manifesti illustrati a Grosseto. Le opere originali di Leonetto Cappiello – manifesti, ma anche bozzetti e altri oggetti – sono esposte in Clarisse insieme ai manifesti di Dudovich, Ballerio, Hohenstain, ma anche di Depero, Sironi, Nizzoli e Marangoli in un percorso che va dalla réclame Liberty alla perdurante influenza di Cappiello su autori del secondo dopoguerra, da Armando Testa agli anni Settanta.

Una sezione è infatti dedicata alla pubblicità Campari, mettendo in relazione i due manifesti Campari firmati da Cappiello con quelli di Depero, Nizzoli, Mauzan e Marangoli. Ricordiamoci che la iconica bottiglietta del Campari che beviamo ancora oggi è quella disegnata proprio dal pittore futurista Fortunato Depero… A completare il percorso della mostra, una sezione espositiva è dedicata ad Aulo Guidi, volterrano di origine, che negli anni Settanta portò a Grosseto nuove tecniche e nuove visioni di creatività: un laboratorio di grafica moderna (Ideogram, fondato nel 1970), un nuovo modo di intendere e produrre le stampe d’arte e un’apertura verso le nuove tematiche dell’immagine pubblicitaria.

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