Scarlino. “È il mondo delle incertezze e delle paure, così anche per Venator e per i lavoratori dell’azienda, dell’indotto e per l’economia del territorio si prospettano ancora tempi difficili”.
A dichiararlo, in un comunicato, è la segreteria del Pci della federazione di Grosseto e delle Colline Metallifere.
“Anzi, ci verrebbe da dire siamo al capolinea, poiché nel giro di mesi, massimo un anno, potrebbero trovarsi a casa decine e decine di lavoratori – continua la nota –. Evidentemente un problema che si trascina da anni non è mai stato affrontato dalla politica in modo serio, strutturale ed energico. A questo poi si devono aggiungere le scelte regionali perentorie, dettate dalla burocrazia e sulle quali sono stati fatti poi dietrofront che stanno portando all’acuirsi della crisi. Una crisi economica fatale che colpirebbe non solo i lavoratori, ma la tenuta dell’intero comprensorio”.
“Se l’idea è quella di chiudere l’impianto, come ci ha detto un lavoratore, alla prossima manifestazione porteremo le bollette e i conti delle nostre famiglie ai politici che si presentano ai cancelli per raccattare consensi per le elezioni e poi sparire o pontificare da Firenze o Roma il nulla – sottolinea il Pci –. La difesa dei posti di lavoro, in una società che conosce continue crisi, è fondamentale e deve diventare una priorità; noi, come Pci, sosteniamo con tutti i nostri mezzi questo criterio che deve portare alla tutela del lavoro, alla sicurezza per ambiente, salute e territorio e spingiamo perché si esca da un immobilismo finalizzato solo a raccogliere consensi a destra e manca. In primo luogo la Regione si assuma quindi l’onere di una scelta, governi e non sia vaga, non risolutiva, attendista, perdere un altro pezzo importante dell’economia rappresenterebbe il colpo definitivo di cui questo territorio non ha bisogno”.
“Non si può continuare a persistere proponendo soluzioni temporanee con prese di posizione ambigue e dannose sulla pelle dei lavoratori – termina il comunicato –, sarebbe ora di dire basta”.

