«Non ci attendono tempi facili sotto il profilo economico, questo è lapalissiano – esordisce il segretario della Cgil, Claudio Renzetti -. L’impatto della pandemia su una provincia come quella di Grosseto, che già si caratterizza per l’andamento anticiclico rispetto ai trend regionale e nazionale, ci dà in ogni caso alcuni spunti di riflessione. A partire dai quali ragionare su come impostare una strategia per provare a uscire dal tunnel nei mesi a venire.
L’indagine realizzata dal nostro Ires Cgil Toscana (istituto di ricerche economiche e sociali) ci dice ad esempio che la nostra provincia, nel quadro generale drammatico, avrà a fine anno dei fondamentali economici leggermente meno peggiori del resto della media regionale: il valore aggiunto provinciale toccherà -10,9% a fronte del -11,2% regionale. Sostanzialmente perché il nostro tessuto economico ha beneficiato dell’apporto del boom del turismo balneare nella stagione estiva, e perché abbiamo una bassa propensione all’export e un basso apporto del settore industriale. L’export maremmano, in questo quadro, secondo Ires perderà a fine 2020 circa 37 milioni sull’anno precedente, per un calo del 10,3% a fronte di una media regionale del -14%. Stesso ragionamento per l’import, che passerà dai 206 milioni del 2019 ai 162 di fine anno (-21,2%).
Sul fronte caldo dell’occupazione, invece, Ires stima che a fine anno saranno persi circa 6.000 unità di lavoro destagionalizzate.
Fra gli effetti della pandemia, poi, va considerata la crescita dei depositi bancari nel periodo di lockdown della scorsa primavera. Un fenomeno nazionale, ma che nella nostra realtà ha effetti particolari, proprio in virtù della composizione del suo tessuto produttivo. Dalla ricerca dell’Ires, infatti, emerge che nel bimestre marzo-aprile di quest’anno in provincia di Grosseto sono aumentati di 57 milioni i depositi bancari e di risparmio postale, con un incremento di 255 euro pro capite (a residente). Meno della metà, comunque, della media regionale di 526 euro. Con un trend crescente nel periodo gennaio/giugno, che in Maremma e Amiata ha portato i depositi bancari da 4 miliardi e 130 milioni, a 4 miliardi e 325 milioni di euro (+4,72%).
La tendenza a risparmiare e a non spendere è tipica dei momenti di crisi e d’incertezza. Nella nostra realtà, peraltro, c’è un rischio sociale più alto che in altre aree della regione, segnalato dall’aumento forte del ricorso al microcredito e all’usura per finanziare i consumi, e dentro a questo fenomeno, che va giustamente richiamato dal prefetto Marsilio, dobbiamo assolutamente considerare che ci sono molte persone border line che in seguito alla giusta scelta dei ristori economici per tipologia di attività sulla base dei bilanci, sono andati chiaramente in difficoltà. Dal momento che si erano affidati al lavoro nero o a quello grigio. Un’area consistente in termini numerici, che costituisce uno degli elementi più significativi alla base della fragilità del nostro tessuto produttivo, e di un mercato del lavoro troppo condizionato dai “lavoretti”. Per cui ad una Ula (unità di lavoro equivalente) corrispondono anche tre o quattro contratti stagionali e part time in capo allo stesso lavoratore.
Da qui la necessità – conclude il suo intervento Renzetti – di ripartire dalle attività imprenditoriali che garantiscono contratti regolari, e puntano sul rapporto corretto tra datore di lavoro e lavoratori dipendenti. O fra committente e lavoratore autonomo. Solo un mercato del lavoro trasparente e regolato, infatti, può emancipare economicamente un territorio come il nostro, che già prima del Covid scontava evidenti difficoltà a riprendersi. Anche perché in troppi hanno pensato di poter rimanere competitivi abbassando le tutele e puntando sul lavoro a bassa qualifica professionale. Soprattutto nei settori del commercio/turismo e in quello dei servizi.
Per rispetto istituzionale – chiosa il segretario della Cgil – rinviamo ulteriori e più complete valutazioni alla fase successiva alla presentazione del report sull’economia locale della Camera di commercio».

