“Da settimane il Covid-19 è argomento centrale di ogni dibattito: sorge spontaneo chiedersi in che modo gli italiani stiano percependo l’emergenza”.
A dichiararlo è Luca Giacomelli, candidato maremmano del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali.
“Senza dubbio molte persone che non s’interessavano di politica hanno preso atto del peso che hanno le scelte collettive nella loro vita. Qualcuno più attivo avrà invece pensato che la crisi attuale era dietro l’angolo, dal momento che da troppo tempo l’uomo trascura le esigenze del pianeta in cui vive – spiega Giacomelli -. La speranza di tanti intellettuali è che le masse traggano insegnamento da questa esperienza e, una volta superata l’emergenza, non tornino a rinchiudersi nell’individualismo, ma trovino il loro ruolo nella gestione del bene comune. È chiaro a tutti che la risposta del sistema sanitario nazionale al Coronavirus sarebbe stata più adeguata se le scelte politiche passate non l’avessero indirizzato verso la privatizzazione. Per ironia della sorte, proprio coloro che fino a ieri hanno lodato l’efficienza della sanità privata, oggi si affannano a difendere quella pubblica. La loro presa di parola sembra un tentativo di assolversi per il poco impegno passato che, accompagnata dal contributo dato a diffondere l’immagine di ‘eroi’ di tutti gli operatori della sanità, risulta fine a se stessa”.
“Prendo atto, purtroppo, che in una situazione confusionaria come quella di oggi, gli italiani faticano a formarsi un’opinione pura – sottolinea Giacomelli -. Le finestre delle loro case si affacciano su una strada vuota, ma quelle virtuali che informazioni diffondono? Sui nostri telefoni e sugli schermi dei nostri pc arrivano ogni giorno filmati e documenti di cui raramente conosciamo l’origine e che ci raccontano un mondo in cui si potrebbero fare scelte più incisive per ridurre il contagio. Su televisioni e giornali si ribadisce l’importanza dell’informazione che arriva da fonti ufficiali, però quest’ultime sono rappresentate in forme molto differenti, e spesso diffuse da personaggi il cui passato non è proprio cristallino. E invece chi sceglie d’informarsi non deve lasciare che gli altri orientino il suo giudizio“.
“Quella che sembra essere oggi una sensazione diffusa, è il fatto che in Italia non cambi mai niente. Che i problemi che abbiamo siano già conosciuti e che ciononostante non si riesca a risolverli – spiega Giacomelli -. Di sicuro, questo tipo di pensiero può essere per molti svilente al punto da pensare di doversi affidare solo al fatalismo. Ad oggi, ritengo che l’unico personaggio politico a meritare la mia fiducia è il presidente del Consiglio, una figura priva di ombre sul passato che in questa situazione ha saputo mantenere un atteggiamento sempre calmo e corretto. Tuttavia, faccio notare che il suo operato s’inserisce nel contesto generale di sempre: una realtà che non mostra segni di cambiamento e dove persino gli approvvigionamenti di mascherine diventano occasioni di profitto“.
“Parlare di cambiamento in un Paese come il nostro è un argomento complesso. Già di per sé la scelta d’imporre oggi agli italiani regole ferree quando fino a ieri si chiudeva un occhio quasi su tutto è stato un salto notevole. Ma un decreto non è sufficiente a cambiare una mentalità radicata nel tempo. Di una cosa, però, siamo certi: se non cogliamo l’occasione per liberarci della vecchia classe dirigente che ha prodotto il grosso del disastro, quella stessa che chiede una riduzione delle tasse, ma stenta a rinunciare a una quota del salario, sarà dura farlo in futuro. Continueremo a farci guidare da una classe accompagnata dal suo malcostume di tangenti e raccomandazioni, pronta a recuperare lo spazio perduto – termina Giacomelli -. Se, al contrario, ci riusciamo, forse le generazioni future potranno ricordare il Coronavirus come un’esperienza devastante che, però, ha prodotto un concreto rinnovamento. E allora il prezzo che stiamo pagando varrà qualcosa”.

