“Poste Italiane, da un po’ di tempo, ha un comportamento così coerente che neppure la pandemia da coronavirus lo scalfisce“.
A dichiararlo è Giacomo Termine, segretario provinciale del Partito democratico.
“L’obiettivo è la progressiva trasformazione di un servizio universale e unificante il Paese in un’azienda che lavori senza tenere conto della sua missione originale, senza tenere conto che la proprietà è pubblica (quindi della comunità) – spiega Termine -. In questi giorni due sono state le azioni che caratterizzano in negativo la presenza aziendale di Poste all’interno della nostra società. Nei giorni della preoccupazione, del dolore, del #tuttiacasa, Poste, invece di aprirsi ed essere punto di servizio e riferimento per le comunità, innanzitutto ha deciso di chiudere i suoi presidi nei piccoli borghi, di rompere la rete fatta di servizi e relazioni, giustificando la sua ‘fuga’ con l’inadeguatezza degli uffici alle norme di sicurezza. La fuga di Poste era iniziata però da tempo con la distribuzione della posta e delle bollette a giorni alterni e con la prima scelta di chiudere molti presidi periferici“.
“Il passo in più è oggi ancora più cinico. Negli uffici postali che sono rimasti aperti mi risulta che in alcuni casi il personale sia lasciato a se stesso. Nessuna protezione, nessun presidio sanitario, né per i dipendenti né per i clienti. Vergognatevi! La salute è un bene prezioso e disprezzarla vuol dire non rispettare il concetto stesso di essere umani. Come sindaco vi chiedo di ripensare tutto: ruoli, funzioni, modalità operative. La grande crisi determinata dal coronavirus è un dramma da gestire come occasione di rilancio del nostro sistema sociale – conclude Termine -. Aprire è il contrario di chiudere, società è l’opposto di corporazione. Chi non coglie questa opportunità di recupero (la storia periodicamente ce le offre) resterà inevitabilmente indietro e fuori. Anche Poste deve esserci e fare la sua parte”.

