Il patrimonio archeologico della nostra Penisola è un tesoro dal valore inestimabile. La Toscana è una delle prime regioni al mondo quanto a ricchezza di beni culturali, è una terra che vanta splendori e reperti storici di ogni tipo, segni di una storia plurimillenaria che incantano ancora oggi, tanto i suoi abitanti, che i milioni di turisti che ogni anno la scelgono come meta di viaggio.
Il grossetano conserva ancora oggi numerose tracce delle antichissime civiltà che si sono stabilite nel corso dei secoli nella fascia meridionale della Toscana. Ciascuna civiltà ha lasciato un insieme di segni e di testimonianze che si sono stratificate nel corso del tempo, continuando a meravigliare studiosi, appassionati di archeologia e non solo. Ne è un esempio l’area archeologica di Roselle, area che anche negli ultimi tempi è oggetto di nuovi scavi e nuovi studi.
La città di Roselle era stata fondata dagli Etruschi già prima del VII sec a.C. su una collina, sulla sponda est del Lacus Prilius, un lago marino con un’estensione di oltre 90 chilometri quadrati, che nel corso dei secoli è stato progressivamente interrato, fino a sparire del tutto. Oggi è possibile visionarne una piccolissima parte nella Riserva Naturale Diaccia Botrona. Roselle godeva di un’ottima posizione geografica, potendo controllare il bacino del fiume Ombrone e divenne presto una delle città più importanti del mondo etrusco, una “lucumonia”, ovvero una delle città stato della dodecapoli etrusca.

Fonte foto: Wikimedia Autore: LepoRello
Nel 294 a.C. i soldati romani guidati da Lucio Postumio Megello conquistarono Roselle, che grazie alle potentissime famiglie del luogo divenne una città romana fiorentissima. Come perfetto esempio di città romana dell’epoca questa era caratterizzata dal foro, da un’imponente basilica, dall’anfiteatro e dalle sue frequentatissime terme. È ancora possibile ammirare i resti di quelle che sono state denominate le Terme Adrianee. Come è noto, la vita sociale dei latini era molto intensa, amavano lunghi bagni alle terme che si trasformavano spesso nell’occasione per concludere affari e intessere nuovi legami sociali. Amavano assistere agli spettacoli pubblici e ai giochi. All’epoca, tanto il popolo che i più potenti imperatori nutrivano una grandissima passione per il gioco. La vita a Roselle proseguì nella prosperità, fino a quando nel periodo tardo-imperiale la città cadde in un periodo di forte decadenza. La sua popolazione diminuì vertiginosamente e, sebbene nel V secolo d.C. fosse divenuta una sede vescovile di una certa importanza, il suo declino divenne ormai irreversibile. Nel 1138 la sede vescovile fu trasferita a Grosseto e l’abbandono della città fu inevitabile e definitivo.
Di recente il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Grosseto si è messo all’opera insieme al Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena per la nuova campagna di scavi all’interno del parco archeologico di Roselle.
L’intervento dei Vigili del Fuoco è stato necessario per muovere uno strato superficiale di humus e di terra che misurava oltre 20 centimetri e copriva due superfici molto vaste del cantiere dove gli archeologi hanno pianificato i loro lavori di ricerca. L’operazione necessita di una particolare attenzione e di notevole cautela nell’esecuzione, dal momento che movimenti violenti e sconsiderati potrebbero causare danni veramente ingenti, se non irreparabili, al patrimonio archeologico conservato nell’area. Non a caso, il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco, Giuseppe del Brocco, ha deciso di collaborare a questo progetto dell’Università di Siena introducendo l’operazione nel percorso d’addestramento del personale del Gruppo Operativo Speciale di movimento terra.
Nel mese di maggio, inoltre, l’Associazione archeologica maremmana, con il patrocino della Provincia e del Comune di Grosseto ha indotto una conferenza intitolata “Cosa e Roselle: due città a confronto”, presentando un interessante parallelo tra Roselle e Cosa, colonia latina risalente al 273 a.C., indagando in modo profondo processo di romanizzazione di questi territori dell’Etruria. Relatrice della conferenza è stata Maria Angela Turchetti della Sovraintendenza ai Beni Culturali. Non solo, il 24 maggio si è tenuto anche l’incontro “Le ossa del cimitero paleocristiano e altomedievale di Roselle”, che ha visto il confronto tra Mariagrazia Celuzza, direttore del Museo archeologico e d’arte della Maremma (MAAM) e il Todd W.Fenton, professore del dipartimento d’antropologia della Michigan State University.
L’area archeologica di Roselle contiene molti tesori e molti segreti che continuano ad attirare l’attenzione della comunità scientifica mondiale. Si attendono nuove scoperte e nuovi sviluppi in una ricerca che va avanti da anni, fornendo sempre nuovi tasselli di un mosaico complessissimo quanto affascinante.

Fonte foto: Wikimedia Autore: Patafisik

